Il termine ultimo per la risposta dell’Italia alla Commissione europea sulla direttiva Bolkestein, fissato per il 17 gennaio, viene segnato da una richiesta di proroga da parte del governo italiano. La scadenza rappresenta un punto cruciale, poiché una volta superata, i tecnici dell’Unione Europea potrebbero concentrarsi sulla strategia italiana riguardo alle concessioni balneari.

Il governo italiano, tramite una lettera in fase di definizione, ha espresso la volontà di difendere il lavoro del proprio tavolo tecnico, chiedendo al contempo più tempo per completare le valutazioni richieste. La richiesta è una risposta al parere motivato inviato da Bruxelles a novembre, che ha avanzato accuse di mancato adeguamento alla direttiva Bolkestein.

Nel contesto del governo italiano, diverse visioni si confrontano sul dossier, con il vicepremier leghista Matteo Salvini che contesta l’applicazione della Bolkestein al settore. Bruxelles, dal canto suo, sembra propensa a mantenere un dialogo costruttivo, auspicando una soluzione che risolva la disputa e porti l’Italia a conformarsi alle norme sulla libera concorrenza nel mercato unico.

Nel mezzo di questa tensione, i gestori balneari continuano a opporsi, sottolineando l’importanza di rispettare le promesse elettorali e resistendo alle pressioni dell’Unione Europea.

La lettera inviata dall’UE a Roma a novembre scorso traccia la cronologia di un confronto giuridico in corso con l’Italia, incluso l’avvio della procedura di infrazione nel dicembre 2020. Bruxelles ha contestato i risultati del tavolo tecnico del governo italiano sulla mappatura delle spiagge, evidenziando la discrepanza nel calcolo della quota del 33% riferita alle spiagge occupate da concessioni demaniali. L’UE sostiene che il calcolo non rifletta una valutazione qualitativa delle aree e non tenga conto delle specificità regionali e comunali.

La richiesta di proroga da parte dell’Italia mira a completare la seconda fase del lavoro del tavolo tecnico, definendo i criteri per stabilire la presunta scarsità del bene demaniale. Sulla base di queste risposte, Bruxelles deciderà se portare l’Italia davanti alla Corte di giustizia dell’UE.