La ministra del Turismo, Daniela Santanchè, è stata rinviata a giudizio nel caso Visibilia, un procedimento che coinvolge altri 16 imputati. L’accusa principale è di false comunicazioni sociali, riguardanti presunte irregolarità nei bilanci del gruppo editoriale da lei fondato. Nonostante avesse dismesso le sue cariche in Visibilia per assumere un ruolo istituzionale nel governo Meloni, l’indagine ha portato a sufficienti elementi probatori per procedere con il dibattimento.
La decisione è stata presa dal giudice dell’udienza preliminare Anna Magelli, che ha accolto le richieste dei pubblici ministeri Marina Gravina e Luigi Luzi. Sono stati dichiarati prescritti i reati relativi agli anni dal 2016 al 2018, mentre alcuni imputati, tra cui l’ex consigliere Federico Celoria, hanno ottenuto il patteggiamento. Le società Visibilia Editore ed Editrice sono state sanzionate con multe e confische per un totale di diverse decine di migliaia di euro.
Il procedimento, che inizierà il 20 marzo, si concentrerà sulla presunta falsificazione dei bilanci di Visibilia tra il 2016 e il 2022. Secondo l’accusa, i documenti finanziari avrebbero nascosto perdite milionarie per mantenere la stabilità del gruppo editoriale, ingannando gli investitori e garantendo profitti agli amministratori.

Il difensore della ministra, Nicolò Pelanda, ha dichiarato che si dimostrerà l’estraneità della sua assistita, nonostante la delusione per il rinvio a giudizio. La difesa sottolinea che, in precedenti indagini, si sosteneva che i piani industriali fossero conservativi e non eccessivamente ottimistici.
Tra le parti civili, Giuseppe Zeno, rappresentante dei piccoli azionisti, ha espresso insoddisfazione per le perdite subite, stimate tra i 350.000 e i 400.000 euro. Gli azionisti, assistiti dall’avvocato Antonio Piantadosi, avevano avviato un’azione legale quattro anni fa per ottenere giustizia.
La fase dibattimentale sarà cruciale per accertare se le irregolarità nei bilanci di Visibilia siano state deliberate per celare perdite e ingannare gli investitori. Il caso rappresenta il primo processo per Santanchè in qualità di imprenditrice, con un impatto significativo non solo sulla sua carriera politica, ma anche sul futuro del gruppo editoriale.