Se ne parla sottovoce nei palazzi del potere romano. Il termovalolizzatore è lo strumento, la clava, l’asso da gettare nel mezzo della partita, al momento giusto, ma dietro all’oggetto dei desideri c’è dell’altro, una strategia, una mossa per sparigliare  sul tavolo degli equilibri interni del Pd capitolino. Un segnale, proprio adesso che al confronto sulle nomine per le regionali si è sovrapposta l’emergenza elettorale nazionale. Ci sono i tagliatori di teste in azione, i playmaker della politica dem con un diavolo per capello, una schiera di colonnelli e generali terrorizzati all’idea di essere tagliati fuori dal grande giro delle poltrone. In questa fase colpire e nascondere la mano, mettere in imbarazzo chi già si sente in difficoltà è strategia militare raffinata. Ed ecco che Gualtieri  gioca le sue carte mettendo (senza dirlo apertamente) in difficoltà Nicola Zingaretti, che già è aggrappato al sogno di un seggio parlamentare come una cozza allo scoglio. Rientrerà nella lista dei posti sicuri? Chi gli lascerà il posto? Il Pd che governa è ancora il suo, ma Enrico Letta risponde ad altre logiche. Dunque Gualtieri presenta il “suo” piano per uscire dall’emergenza rifiuti, il “suo” Termovalorizzatore. Annunciando, spiegando, commentando, non nomina mai la Regione Lazio e il presidente Pd Zingaretti, ma dribbla l’ostacolo e presenta un progetto con scadenza nel 2035, senza mai colpevolizzare l’assenza di un piano regionale. Giusto, al suo posto lo fa l’assessore all’Ambiente Sabrina Alfonsi che dice chiaramente: “Se la città è in queste condizioni è perché non si è mai fatto un piano per il futuro”.   In che squadra gioca la Alfonsi? In quella di Mancini? Di Goffredo Bettini, di Bruno Astorre? Se ottobre del 2013 il Lazio e Roma hanno scelto di non scegliere e spedire quindi i rifiuti in tutta Italia e all’estero, condannando i romani ad “avere la Tari più alta d’Italia e la città più sporca d’Europa” la colpa è stata equamente divisa tra Raggi e Zingaretti, lo sanno tutti. E adesso il piano, un piano c’è, realizzato dalla superconsulente del Ministero dell’Ambiente, Simonetta Tunesi, una chimica che ha lavorato negli Usa e che paradossalmente dal 2006 è membro del Consiglio nazionale scientifico di Legambiente. E’ lei che, ha convinto il sindaco-commissario a trasformarlo in un’ordinanza del Commissario che entro il 12 agosto verrà aperta ad enti, associazioni e amministrazioni coinvolte per la definizione della Vas, la valutazione ambientale strategica e i “soggetti” avranno tempo sino al 30 settembre per fornire le osservazioni. Quindi il piano approvato diventerà un’ordinanza commissariale che verrà pubblicizzato come “manifestazione di interesse”. E qui Gualtieri sfoderato l’asso: non essendo Comune e Ministero Ambiente di poter progettare il super termovalorizzatore, saranno le imprese pubbliche o provato a dover presentare il progetto definito da trasformare in esecutivo una volta aggiudicato. Vale la pena di ricordare che il termovalorizzatore romano è appena costato (non da solo) la caduta del governo. Da che parte sta Gualtieri? E l’alleanza Zingaretti-Lombardi che ha tenuto in piedi il governo del Pd in Regione come si rapporta a questa uscita del sindaco (che certo non è zingarettiano ma risponde ad una delle lob by dem della capitale) . Chi è il burattinaio più forte in questo momento? Il solido Bettini, Mancini, Astorre? Quando vale la candidatura dei due gemelli diversi (D’Amato-Leodori) alla presidenza della Regione? Chi al loro posto? Per caso qualcuno vuole lasciare l’attuale – ingombrante  – governatore con il cerino in mano? Il centro destra sta a guardare, nella speranza che i dem si facciano male da soli.

Cornelius