ROMA – Anche la spesa alimentare può essere pagata a rate. La novità arriva da una catena di ipermercati della Capitale che, in collaborazione con una società finanziaria, ha introdotto la possibilità di dilazionare il pagamento degli acquisti effettuati al supermercato.
Un sistema che sta facendo discutere e che ha provocato la dura reazione della Cgil di Roma e del Lazio, secondo cui la possibilità di acquistare a credito beni di prima necessità rappresenta il segnale delle crescenti difficoltà economiche delle famiglie.
Il funzionamento è simile a quello già utilizzato per molti acquisti online. Al momento del pagamento il cliente può chiedere la rateizzazione, scansionare un QR code con lo smartphone e scegliere tra diverse formule: il saldo dell’intera cifra dopo 30 giorni senza costi aggiuntivi, la suddivisione della spesa in tre rate mensili a tasso zero oppure un finanziamento da sei a dodici rate, in questo caso con l’applicazione di interessi.
La possibilità di dilazionare persino l’acquisto di pane, latte, pasta e altri prodotti essenziali ha suscitato però le critiche del sindacato.
Per il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Natale Di Cola, quella presentata come una comodità per i consumatori rischia in realtà di trasformarsi nell’ennesimo indicatore della perdita di potere d’acquisto. In passato, sottolinea il sindacato, il ricorso alle rate era legato soprattutto all’acquisto di automobili, elettrodomestici o altri beni durevoli, mentre oggi arriva a interessare persino il riempimento del frigorifero.
La Cgil chiede quindi interventi contro il caro vita, maggiori controlli sui rincari ritenuti ingiustificati e misure capaci di tutelare l’accesso ai beni alimentari essenziali.
Il ricorso al credito, del resto, è sempre più diffuso. Secondo i dati Crif relativi al 2025, il 61,4% degli italiani maggiorenni aveva almeno un mutuo o un prestito attivo, con una crescita del 3,8% rispetto all’anno precedente.
Tra i finanziamenti in corso, i mutui rappresentavano il 23,7%, i prestiti personali il 29,5%, mentre la quota più consistente, il 46,8%, era costituita dai prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi.
La possibilità di pagare a rate anche la spesa quotidiana apre così un nuovo fronte nel dibattito sul costo della vita e sulle condizioni economiche delle famiglie italiane.










