“Siamo arrivati sin qui per esplorare la luna e la cosa più importante che abbiamo scoperto è la Terra”. Con queste parole, l’astronauta Bill Anders commentò la fotografia storica che scattò la vigilia di Natale del 1968 dall’Apollo 8: il nostro pianeta che emerge come una biglia bianca e blu dall’oscurità lunare.

Venerdì, l’autore di quell’immagine iconica è deceduto nello schianto dell’aereo che stava pilotando a 90 anni. L’incidente è avvenuto nello Stato di Washington, vicino all’isola di Jones. La Federal Aviation Association ha confermato che Anders era l’unico a bordo del velivolo. “Ha regalato all’umanità uno dei doni più profondi che un astronauta possa dare. Ha viaggiato fino alla soglia della luna e ci ha aiutato a vedere qualcos’altro: noi stessi”, ha dichiarato il direttore della NASA, Bill Nelson. “Era un grande pilota e ci mancherà terribilmente”, ha aggiunto il figlio Greg.
L’immagine scattata da Anders, chiamata “Earthrise”, è diventata un simbolo globale, ispirando l’Earth Day e il movimento per la protezione dell’ambiente. La foto cattura la Terra sorgere dall’orizzonte lunare, un contrasto che ha reso il nostro pianeta ancora più prezioso e fragile agli occhi di tutti.
Anders volò nello spazio solo una volta, durante la storica missione Apollo 8, la prima a lasciare l’orbita terrestre bassa. Gli astronauti, tra cui il capitano Frank Borman, descrissero la luna come “grigia”, ma quando la navetta fu ribaltata, Anders fu il primo a vedere la Terra e scattò la celebre foto usando un rullino a colori.
Dopo la missione Apollo 8, Anders fu pilota di riserva per l’Apollo 11, ma non volò mai più nello spazio. Nel 1969 si ritirò dalla NASA, divenne il primo presidente della Nuclear Regulatory Commission e ambasciatore degli Stati Uniti in Norvegia negli anni ’70. La sua passione per il volo continuò per tutta la vita.
Bill Anders lascia la moglie, sei figli e 13 nipoti. La sua fotografia “Earthrise” rimane uno degli scatti più riconoscibili e significativi mai realizzati nello spazio, ricordandoci la bellezza e la fragilità del nostro pianeta. “E’ il contrasto con la luna”, disse Anders, “vedere quell’orizzonte così brullo e ostile ci ha fatto pensare che alla fine viviamo davvero su un bellissimo piccolo pianeta”.