IL ministro degli Esteri Luigi Di Maio - Foto Dire

Il ministro degli esteri attacca: ‘Da irresponsabili picconare il governo’. Draghi supera la prova del Senato. Ok alla risoluzione di maggioranza sull’Ucraina

Addio Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio saluta e se ne va.Lo strappo si consuma nel giorno più difficile per il governo Draghi, nel quale il premier supera la prova del Senato sulla mozione pro-Kiev. Nessuna ripercussione sulla stabilità del governo, assicura il ministro degli esteri. Per ora. In serata la convocazione di una conferenza stampa, tutti capiscono che il dado è tratto. “Lascio il  Movimento cinque stelle”, dice davanti alle telecamere parlando di una scelta “sofferta” ed evidenziando, come, da domani “M5s non sarà più la prima forza in Parlamento”. Le notizie che servono vengono tutte nel giro di pochi minuti, la sala è riempita dai suoi fedelissimi,  quelli che hanno già firmato per percorrere con Di Maio la nuova strada. Quella di lealtà a Draghi e alla politica europea nei confronti della Ucraina, armi o non armi. “Pensare di picconare la stabilità del governo solo per ragioni legate alla crisi di consenso è da irresponsabili” dice,”Quella di oggi è stata una giornata molto importante, al Senato è stata votata la risoluzione che rafforza il governo e il presidente Draghi che andrà al prossimo consiglio europeo con il forte sostegno delle forze politiche che sostengono l’Esecutivo. Dopo settimane di ambiguità, turbolenze e attacchi oggi siamo arrivati a un voto netto”.  E ancora: “Dovevamo necessariamente scegliere da che parte stare della storia, con l’Ucraina aggredita o la Russia aggressore. Le posizioni di alcuni dirigenti del M5s hanno rischiato di indebolire il nostro Paese”. Cosa accadrà nei prossimi giorni è tutto da vedere, intanto il ministro degli esteri è uscito dall’equivoco. Di Maio era stato ricevuto in serata al Quirinale dal capo dello Stato Sergio Mattarella. Dal quale, evidentemente, ha ricevuto via libera.
Intanto il premier Draghi, si diceva, ha superato la prova del voto al Senato sull’Ucraina. Intesa, dopo le comunicazioni del premier in Aula, sulla risoluzione di maggioranza. “Il governo italiano insieme ai partner Ue e G7 intende continuare a sostenere l’Ucraina come il Parlamento ci ha chiesto di fare”, ha detto il premier. L’epilogo dopo lo strappo del ministro degli Esteri con il M5s, con la raccolta di firme per formare gruppi parlamentari autonomi che si potrebbero chiamare ‘Insieme per il futuro’: pronti 50 deputati e 11 senatori.  L’ex gemello diverso Di Battista attacca: ‘Un ignobile tradimento’.

La risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del presidente del Consiglio nell’aula del Senato, in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno è’ stata approvata con 219 favorevoli, 20 contrari e 22 astenuti la. Subito dopo, in aula c’è stato un applauso. Bocciate le risoluzioni presentate da Cal, dalla senatrice Elena Fattori del gruppo Misto, del senatore di Italexit, Gianluigi Paragone e di Fratelli d’Italia (su cui è stato chiesto il voto per parti separate). Su tutte il governo aveva espresso parre contrario. Il testo della risoluzione delle forze di maggioranza è il frutto di una mediazione lunga e complicata, raggiunta dopo l’intervento di Draghi. Poggia in particolare su un passaggio in cui si sollecita il governo a continuare a garantire “il necessario e ampio coinvolgimento del Parlamento” ai principali summit internazionali, come previsto dal decreto Ucraina e – si legge nella risoluzione – “comprese le cessioni di forniture militari”. E’ questa la formula trovata per tenere in equilibrio l’esigenza del governo di citare il decreto Ucraina, che ha autorizzato l’invio di armi a Kiev, e quella sollecitata soprattutto da M5s e Leu di un maggiore coinvolgimento delle Camere nelle decisioni governative. Il premier ha lasciato Palazzo Madama e a chi gli chiedeva se fosse preoccupato per il governo ha replicato semplicemente: ‘No’. Lasciando Palazzo Madama a chi chiedeva se fosse soddisfatto per l’esito del voto sulla risoluzione si è limitato ad annuire.