VITERBO – Venerdì 11 novembre, a partire dalle ore 9, presso l’Aula magna dell’Università degli studi della Tuscia a Viterbo si svolgerà il convegno “Lo screening nella Asl di Viterbo: Un passato da proteggere, un futuro da costruire”.

A due anni dall’inizio dell’emergenza pandemica, l’iniziativa, che è anche un evento formativo per i professionisti sanitari, offre l’occasione per discutere i dati consolidati relativi alla performance dei programmi di screening dell’azienda sanitaria locale viterbese e per fornire spunti volti alla costruzione di nuovi ponti verso il futuro.

Il convegno, inoltre, si sviluppa nel contesto di riferimento delineato dai Piani di prevenzione regionale e aziendale, all’interno dei quali un ruolo significativo viene attribuito ai programmi di screening oncologico.

Il programma della giornata – spiega la dirigente responsabile dell’unità operativa Coordinamento programmi di screening della Asl di Viterbo, Maria Teresa Rocino che, insieme a Patrizio Raggi, è anche il coordinatore scientifico del convegno – partirà con un approfondimento sulle pratiche di resilienza, applicate dai diversi programmi, per adattare le strategie di screening alla situazione imprevista, durante la fase pandemica, che imponeva cambiamenti nelle procedure consolidate. Si guarderà a questi cambiamenti come opportunità per introdurre approcci innovativi nell’attività corrente e per promuovere nuove linee di attività di tipo organizzativo, di ricerca e di intervento”.

Un primo focus verrà dedicato al tumore eredofamiliare, alla prevenzione, alla genetica e al trattamento chirurgico. A tal proposito, sarà presentato il protocollo diagnostico e terapeutico “Alto rischio” della Asl di Viterbo.

Ulteriori momenti di approfondimento – prosegue Rocino – riguarderanno i temi dello screening di prevenzione del cervicocarcinoma modulato sul rischio, anche come preziosa occasione per avviare una riflessione congiunta sul concetto di sovradiagnosi, e della vaccinazione contro l’HPV come vaccino contro il cancro. Pratica, quest’ultima, da implementare nell’immediato, attraverso le nuove forme di raggiungimento della popolazione delle donne in target di età per il primo accesso al percorso di screening o attraverso le donne madri di figli adolescenti”.

L’iniziativa, infine, sarà un utile momento di confronto per mettere a sistema le idee innovative già attivate e basate su concetti organizzativi nuovi, come lo screening multiplo.

A tal proposito, in collaborazione con il Dipartimento DEIM dell’Università della Tuscia, diretto da Tiziana Laureti, è stato condotto uno studio sulla popolazione afferente, finalizzato a quantificare e a qualificare la ricaduta  di impatto dello screening multiplo sulla salute della donna e della sua famiglia e sul lavoro. Un approfondimento, questo, condotto in maniera trasversale sui tre programmi di screening, anche come strumenti finalizzati a incrementare la fiducia del cittadino assistito nei confronti del sistema sanitario locale.