Mentre i media ospitano commenti e polemiche Mario Draghi e i suoi collaboratori hanno già archiviato le polemiche e tornano a pensare ai problemi più seri e urgenti del paese che per loro sono quelli di natura economica. La manovra da 25 miliardi, la stretta anti-furbetti sul reddito di cittadinanza, nuovi meccanismi per l’uscita anticipata per le pensioni, magari passando a «Quota 102»,  una prima riduzione delle tasse che potrebbe concentrarsi però solo sull’Irpef, con una forchetta tra 6 e 10 miliardi, senza arrivare a cancellare l’Irap. Si tratta di temi che toccano  nervi scoperti di tutti i partiti, ma laa manovra che il governo si appresta a presentare a Bruxelles con il via libera al Documento programmatico di bilanci non può aspettare.
Le risorse quest’anno ci sono – si potrebbe arrivare complessivamente a 25 miliardi – ma proporzionalmente aumentano i desiderata della maggioranza, e dei ministeri. Siamo ultimi, come al solito. Il lavoro è frenetico: tutti i paesi dell’Eurozona, tranne l’Italia, hanno già inviato il loro Dpb alla Commissione, indicando l’ossatura della legge di bilancio che intendono adottare. La scadenza del 15 ottobre era flessibile ma  il premier Mario Draghi non vuole presentarsi al Consiglio europeo senza avere approntato il Draft della manovra.

Per la legge di Bilancio vera e propria, come di consueto, ci dovrebbe volere più tempo anche perché le norme cambieranno fino all’ultimo, a seconda delle intese politiche raggiunte. Il ministro Daniele Franco ha incontrato ripetutamente le delegazioni dei partiti insieme allo staff di Palazzo Chigi, a ciascuno ha chiesto di elencare le priorità. Le note più dolenti restano il reddito di cittadinanza e quota 100. Una delle proposte di mediazione delll’ultima ora sarebbe proprio quella di Quota 102, transitoria per due anni, per gestire il ‘dopo Quota 100’ evitando di tornare di colpo allo scalone della legge Fornero. Anche altre opzioni sono state esplorate, compreso l’Ape contributivo, come è stata ribattezzata la proposta del presidente dell’Inps Pasquale Tridico di consentire l’uscita anticipata da 63-64 anni con una penalizzazione dell’assegno fino al raggiungimento dei 67 anni. E sul tavolo resterebbero l’ampliamento a nuove categorie dell’ape social, la proroga di Opzione donna e anche l’eventuale ampliamento del contratto di espansione.

In ballo sul fronte della previdenza resta anche la questione dell’adeguamento degli assegni in essere all’inflazione Anche sul Reddito si starebbe cercando un’intesa che potrebbe passare per una stretta anti-furbetti, mantenendo però l’impianto della misura (e il finanziamento, già previsto a bilancio, di oltre 7 miliardi): i controlli diventerebbero anche preventivi, attraverso l’incrocio delle banche dati, e si introdurrebbe un meccanismo di decalage dell’assegno a partire dalla seconda offerta di lavoro rifiutata da parte dei beneficiari «occupabili», circa un terzo dei percettori dell’assegno. La revisione del Reddito si accompagnerebbe alla riforma complessiva degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive, con un percorso di formazione e reinserimento analogo per i percettori di Rdc, di Naspi o di altri ammortizzatori. La composizione delle cifre a disposizione per i singoli capitoli ancora va limata ma per la sanità ci sarebbero 2 miliardi in più e più fondi arriverebbero anche per la riforma delle carriere nella Pa e il superamento del tetto al salario accessorio. In base a come verrà composto il puzzle si capirà anche il budget a disposizione per il taglio del cuneo fiscale: si andrebbe da un minimo di 6 miliardi (i due già a bilancio e i 4,3 frutto dei maggiori incassi da lotta all’evasione certificati come strutturali) fino ai 10 miliardi, con un intervento di riduzione dell’Irpef per il quale si starebbe ancora valutando il meccanismo. Sul tavolo anche l’ipotesi di cancellare il Cuaf, il contributo che pagano i datori di lavoro per gli assegni familiari, in vista dell’entrata al regime dell’assegno unico. Sarebbe invece esclusa, almeno per il momento, l’abolizione dell’Irap.