VITERBO – Baris Boyun, 40enne di origini curde e presunto capo della mafia turca, è stato arrestato a Bagnaia insieme ad altre 17 persone, tutte considerate membri del clan criminale. L’operazione, coordinata dalla direzione nazionale antimafia e svolta con il supporto dell’Interpol e delle autorità turche, ha interessato diverse città europee e italiane, tra cui Milano, Roma, e la provincia di Viterbo.

Boyun, già ai domiciliari a Bagnaia, è accusato dalla Dda di Milano di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo e al traffico d’armi. La polizia ha fatto irruzione nella sua abitazione alle prime luci dell’alba del 22 maggio. In passato, un mandato d’arresto europeo era stato emesso nei suoi confronti per omicidio, lesioni, minacce e traffico d’armi.

Nonostante le richieste di estradizione da parte del presidente turco Recep Tayyp Erdogan durante un incontro con la premier Giorgia Meloni, la corte d’appello di Bologna e la corte di cassazione italiana hanno rifiutato l’estradizione di Boyun, che sarà ora trasferito in carcere a Milano.

Il gip di Milano, Roberto Crepaldi, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare per 18 persone residenti in Italia, Svizzera, Germania e Turchia. Gli arrestati sono indagati per vari reati, tra cui associazione per delinquere con finalità terroristiche, traffico internazionale di droga, e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Le indagini, condotte attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno rivelato l’estensione e la pericolosità del gruppo criminale.

Baris Boyun, nato a Beyoglu in Turchia nel 1984, è noto come dissidente curdo e, secondo le autorità di Ankara, è a capo di un’organizzazione criminale turca. Arrestato nel 2022 a Rimini, Boyun è stato al centro di una controversia legale internazionale riguardante la sua estradizione, con la corte di cassazione italiana che ha negato la richiesta basandosi su una sentenza della corte europea dei diritti dell’uomo che evidenziava il rischio di torture o maltrattamenti in caso di rimpatrio in Turchia.

L’operazione rappresenta un duro colpo per la mafia turca, confermando la collaborazione internazionale nella lotta contro il terrorismo e il crimine organizzato.