DR FERNANDO RICCI

 

L’INTERVISTA/ Parla il dr. Fernando Ricci, direttore della Uoc di Anestesia e rianimazione negli ospedali di Civitavecchia e Bracciano

 

Di Elena Padovan

 

Tempi durissimi per chi è in prima linea sulle barricate innalzate contro il Coronavirus, soprattutto nei reparti più delicati e coinvolti. Il Dottor Fernando Ricci da quasi tre anni dirige la UOC di Anestesia e Rianimazione dei presidi ospedalieri di Civitavecchia e di Bracciano. E’ uno di quelli chiamato con i suoi collaboratori a reggere l’assalto, a prendere in fretta decisioni importanti. É suo il compito di assicurare l’assistenza anestesiologica per tutte le attività chirurgiche presenti in Azienda, per interventi elettivi ed urgenti, per il funzionamento del Reparto di Rianimazione, per il sito nell’Ospedale San Paolo, e per il trattamento rianimatorio laddove sia necessario, quindi dal Pronto Soccorso ai Reparti di degenza, alla Radiologia e alla Terapia Antalgica. Ovviamente l’emergenza Covid-19 ha sconvolto tutto.

 

Come state affrontando l’emergenza in corso?

Abbiamo iniziato a preparaci ad affrontarla quando ancora era lontana dalla quotidianità. Abbiamo seguito la letteratura scientifica, siamo andati presso l’Ospedale Spallanzani di Roma per apprendere le procedure e abbiamo fatto benchmarking. Inoltre abbiamo preso spunto per l’utilizzo dei PARP, gli autorespiratori che assicurano la possibilità di lavorare in sicurezza e relativo comfort. In seguito sono stati organizzati dei corsi per tutti gli operatori sanitari dedicati al corretto uso dei DPI specifici. Non mi soffermo sulla generosità della cittadinanza nella raccolta di offerte, fatemi solo dire che è un gesto che denota onore e partecipazione.

Come giudica l’operato dell’ASL Roma 4 in questa situazione?

Facciamo parte di una ASL in cui nessuno di noi è mai stato lasciato solo ad affrontare questa epidemia. L’Azienda ha costituito un’unità di crisi e sono state seguite ed applicate le numerosissime disposizioni che gli Enti superiori quasi ogni giorno emanavano. Non basta leggere quanto prescritto, ma per essere applicato nel migliore dei modi va contestualizzato. E’ stata fatta una ricerca delle professionalità presenti in Azienda per razionalizzare il loro utilizzo ed è stata sovvertita la finalità d’uso di interi Reparti Ospedalieri.Nonostante il super lavoro legato all’epidemia COVID, abbiamo mantenuto, seppur ridotta, un’attività chirurgica, e a mio parere questo è uno dei tanti aspetti importanti della risposta dell’Azienda.Questo è un momento di particolare impegno, in cui spesso ci troviamo a gestire contemporaneamente tante criticità, ma ci tengo a sottolineare che mi sento parte di un team, costituito da colleghi e amici. Non si tratta di una squadra che si è formata adesso, bensì di un team che è stato capace di reagire e fronteggiare l’emergenza virus con estrema rapidità e professionalità.

Ci parli della sua Uoc, come è strutturata?

In Azienda vengono eseguiti migliaia di interventi ogni anno e il reparto di Rianimazione ha sei posti letto che sono pressoché sempre occupati. La nostra è una Rianimazione polivalente, quindi i nostri pazienti hanno vari tipi di patologie, dall’insufficienza respiratoria allo shock settico. Noi ci occupiamo attivamente anche del monitoraggio postoperatorio di tutti quei pazienti che presentano delle complicanze da tenere sotto osservazione.

 

Usate delle tecnologie particolari?

Utilizziamo correntemente le varie tecniche anestesiologiche, applicando quelle più indicate in ragione del tipo di intervento al quale deve essere sottoposto il paziente e della condizione clinica dello stesso. In Rianimazione, oltre al “convenzionale” trattamento rianimatorio, siamo in grado di eseguire procedure, che abbiamo fortemente voluto con la Direzione Strategica, come la dialisi continua che è il trattamento dialitico h24 e la rimozione extracorporea di anidride carbonica. Non va dimenticata l’attività dell’Ambulatorio di Terapia Antalgica, che accompagna al numero delle prestazioni, l’elevato livello delle procedure eseguite.