Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni (credits FB profilo pubblico)

La discussione sull’utilizzo degli asset russi congelati per finanziare l’Ucraina resta aperta e destinata a protrarsi fino all’ultimo momento utile. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel suo intervento alle Camere, elencherà i numerosi dubbi ancora irrisolti, rinviando la decisione finale al Consiglio europeo di giovedì e, se necessario, anche di venerdì. La linea di fondo dell’Italia rimane invariata: pieno sostegno a Kiev e appoggio agli sforzi americani per la pace, evitando però fratture all’interno dell’Occidente.

Roma, insieme a Belgio, Bulgaria e Malta, ha messo in guardia i partner europei contro accelerazioni sull’uso dei beni russi, sottolineando le complesse implicazioni giuridiche, finanziarie e istituzionali. In particolare, l’Italia evidenzia le difficoltà nel costruire un meccanismo stabile di finanziamento per il 2026 e 2027 che utilizzi asset congelati a tempo indeterminato, senza più rinnovi periodici. Il tema sarà approfondito politicamente nei prossimi giorni a Bruxelles, mentre l’Unione continuerà a monitorare l’andamento dei negoziati di pace.

Le perplessità dell’esecutivo sono state illustrate anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un incontro descritto come sereno, nel quale il capo dello Stato si è limitato ad ascoltare le valutazioni del governo senza indicare soluzioni specifiche. Intanto, tali dubbi confluiranno nella risoluzione unitaria che la maggioranza si appresta a votare, aggiornata dopo il vertice di Berlino. Nel testo si ribadisce la priorità ai Balcani occidentali nel processo di allargamento dell’Ue e si fissano criteri stringenti per l’erogazione dei fondi a Kiev, legati al rispetto dello Stato di diritto e alla lotta a corruzione e riciclaggio.

Sul fronte politico interno, restano tensioni nella maggioranza, in particolare sul nuovo decreto armi, mentre le opposizioni si muovono in ordine sparso. Il Partito democratico punta su difesa comune europea, rapporti Ue-Usa e politiche migratorie; il Movimento 5 Stelle chiede lo stop all’invio di nuove armi, un maggiore ruolo dell’Ue nel negoziato e una possibile revisione sull’acquisto di gas russo; Alleanza Verdi e Sinistra conferma il no al riarmo e apre al confronto sull’uso dei beni russi. Il dibattito resta dunque aperto, in attesa delle decisioni che emergeranno dal vertice europeo.