Il patto per il nuovo welfare e la non autosufficienza non risolve i problemi dei gravi e gravissimi assistiti. Il finanziamento all’assistenza domiciliare lascia a casa quello per le residenze Sanitarie Assistite ferme con le rette al 2012. E ancora mancano i regolamenti attuativi da parte delle Regioni per la messa a disposizione delle somme per i badanti con un contratto regolare di lavoro

Presidente, il recente finanziamento del Pnrr di 200 milioni per i badanti, pur essendo un passo avanti per l’assistenza domiciliare, solleva preoccupazioni riguardo alle RSA. Come vede questo nuovo provvedimento?

Il finanziamento sostiene le famiglie nel pagamento delle badanti, purché siano regolarmente registrate e con un contratto di lavoro. Questo provvedimento però, esteso ai centri semiresidenziali, non rientra per il pagamento delle rette delle RSA, delle strutture residenziali e delle case di riposo eccetera. Questo è una discriminante.

Cosa sarebbe più funzionale?

Riteniamo che sia più utile, per garantire l’assistenza agli anziani, avere una visione complessiva, mettere le risorse dove servono e dove ci sono i casi più gravi.
È necessaria un’azione organica, immediata e di sostegno alla residenzialità, perché nel Lazio le rette sono ferme da 12 anni, i costi sono aumentati a dismisura. Alla Regione Lazio avevamo chiesto 6 milioni anno per la revisione delle rette e la copertura del contratto nazionale di lavoro già rinnovati per le Rsa, ma non è stato fatto nulla. Non abbiamo, tra l’altro, alcuna informazione rispetto alla messa a disposizione di queste somme per l’assistenza domiciliare da parte della Regione che parla di una delibera di 8 milioni di euro e la situazione non cambia nel resto del Paese.

In che modo integrare l’assistenza domiciliare, con le RSA?

L’assistenza domiciliare così come è strutturata nel PNRR (Il patto per il nuovo welfare e la non autosufficienza, ndr), così come le Asl la stanno conducendo, non potrà portare alcun tipo di beneficio a questo settore, perché il settore delle cure a lungo termine, per utenti gravemente non autosufficienti, non si può sostenere con l’assistenza domiciliare, perché vorrebbe dire mettere un operatore H24 a casa dell’utente. Questo è impossibile non solo per una questione di costi, ma anche per mancanza di personale idoneo e adeguatamente formato. Bisognerebbe potenziare quello che già esiste prima di inventare cose che sono tutte da dimostrare nella loro efficacia.

In concreto, per chiudere il contratto nazionale di tutto il settore abbiamo chiesto al ministero 340 milioni come contributo straordinario. Questa la nostra proposta sul tavolo istituzionale. Attendiamo risposta.