Un grave evento ha scosso le acque del Mar Rosso: un drone lanciato dallo Yemen ha preso di mira la nave Carlo Duilio, cacciatorpediniere della Marina Militare italiana, destinata a essere l’ammiraglia della nascente operazione europea Aspides sotto la guida del contrammiraglio Stefano Costantino.

Questo attacco rappresenta il primo diretto degli Houthi verso l’Italia e rischia di innescare una crisi nella regione del Mar Rosso, già da tempo bersaglio dei ribelli yemeniti, che finora avevano mirato principalmente a navi statunitensi e britanniche.

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha condannato l’attacco definendolo una grave violazione del diritto internazionale e un attentato alla sicurezza dei traffici marittimi. Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha sottolineato il ruolo fondamentale della Marina Militare nel difendere il diritto alla libera navigazione nel Mar Rosso dagli attacchi degli Houthi.

La nave Carlo Duilio, presidiando l’area dal mese di febbraio, è stata oggetto dell’attacco del drone proveniente dallo Yemen. Tuttavia, grazie ai sistemi di autodifesa, il velivolo è stato intercettato e abbattuto a una distanza di 6 chilometri dalla nave militare. La Carlo Duilio è equipaggiata con una serie di armamenti tra cui cannoni, mitragliere, sistemi missilistici e lanciarazzi.

Questo attacco non rappresenta solo una sfida per l’Italia, ma per l’intera Europa. La nave Carlo Duilio sarà l’ammiraglia della missione Aspides, lanciata dall’Unione Europea sotto la guida di Bruxelles e in attesa del passaggio parlamentare per confermare il comando all’ammiraglio Costantino.

L’attacco agli Houthi è stato definito inaccettabile sia dalla premier Giorgia Meloni durante il suo incontro con il presidente statunitense Joe Biden, sia dal ministro Crosetto. Questo evento evidenzia il rischio di una guerra ibrida, che utilizza ogni mezzo, non solo militare, per danneggiare alcuni paesi e favorirne altri.

Le minacce degli Houthi nei confronti dell’Italia erano state espresse in passato, sottolineando il rischio per la sicurezza delle navi militari e commerciali italiane. Tuttavia, il governo italiano ha ribadito la sua determinazione nel presidiare l’area e nel difendere la libertà di navigazione nel Mar Rosso.