Momenti di paura negli Stati Uniti dopo l’attacco contro una sinagoga nel Michigan, avvenuto in un clima di forte tensione internazionale seguito ai bombardamenti americani e israeliani contro l’Iran. L’assalto ha colpito il Temple of Israel, alla periferia di Detroit, una delle più grandi congregazioni ebraiche riformate del Paese, facendo temere un attentato di vasta portata.
Secondo le prime ricostruzioni, un uomo ha lanciato il proprio veicolo contro l’ingresso della sinagoga, per poi aprire il fuoco contro il personale di sicurezza. Gli agenti hanno reagito immediatamente, uccidendo l’assalitore prima che potesse entrare nell’edificio.
Il bilancio è di un solo ferito, un addetto alla sicurezza investito dal mezzo, mentre non si registrano vittime tra i fedeli. All’interno della struttura era presente anche una scuola materna: i bambini, tra i 3 e i 5 anni, sono stati evacuati rapidamente grazie alle misure di sicurezza già attive.
Lo sceriffo della contea di Oakland, Michael Bouchard, ha spiegato che i protocolli di emergenza hanno evitato conseguenze più gravi.
Per diverse ore la città di Bloomfield è rimasta in stato di allerta, con un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine e oltre cento pattuglie sul posto. Le autorità temevano che l’attentatore non avesse agito da solo.
Subito dopo l’attacco, la Federazione Ebraica di Detroit ha ordinato il lockdown di tutte le organizzazioni ebraiche della zona, mentre nelle scuole è stata attivata la procedura di sicurezza.
Le immagini trasmesse dalle televisioni americane mostravano fumo nero provenire dall’area dell’ingresso, probabilmente causato dall’incendio del veicolo usato nell’assalto.
L’episodio arriva mentre negli Stati Uniti è stato innalzato il livello di sicurezza in tutti i luoghi sensibili dopo l’operazione militare contro Teheran, denominata “Epic Fury”.
Poche ore prima dell’attacco, il presidente Donald Trump aveva ricevuto un briefing dell’intelligence sulla possibile presenza di cellule iraniane negli Stati Uniti.
“Ci sono persone entrate nel Paese con il confine aperto, ma sappiamo dove si trovano e le stiamo monitorando”, ha dichiarato il presidente.
Nei giorni scorsi, secondo alcune indiscrezioni, l’FBI avrebbe avvertito del rischio di attacchi con droni contro la costa occidentale in caso di escalation con l’Iran. La Casa Bianca ha però smentito, definendo queste notizie false e allarmistiche.
L’attacco alla sinagoga alimenta il timore che il conflitto in Medio Oriente possa avere ripercussioni dirette sul territorio americano, soprattutto contro obiettivi legati alla comunità ebraica o a istituzioni statunitensi.
Le autorità federali mantengono alta l’allerta, mentre proseguono le indagini per chiarire il movente dell’assalitore e verificare eventuali collegamenti con gruppi estremisti o con la crisi internazionale in corso.










