Nel 2023 la spesa sanitaria in Italia ha toccato quasi 176 miliardi di euro, con un aumento complessivo sia nel settore pubblico che in quello privato. Il rapporto della Ragioneria Generale dello Stato evidenzia come la spesa pubblica sia cresciuta del 2%, arrivando a 132,9 miliardi di euro, mentre quella sostenuta direttamente dai cittadini (out of pocket) ha registrato un incremento più marcato del 7%, raggiungendo il record di 43 miliardi di euro.
Redditi da lavoro dipendente: Crescita dell’1,8% nel 2023, per un totale di 39,6 miliardi di euro. Dal 2019 al 2022, il numero di dipendenti del SSN è aumentato di oltre 49.000 unità, riflettendo processi di stabilizzazione e l’impatto della pandemia.
Spesa farmaceutica diretta: Incremento significativo del 13,9% nel 2023, con una spesa complessiva di 14,5 miliardi di euro. Dal 2014, la crescita media annua è stata del 5,7%, influenzata anche dai meccanismi di pay-back.
Nel 2023, il disavanzo delle Regioni è salito a 1,85 miliardi di euro, il dato più alto degli ultimi dieci anni. Ben 14 Regioni hanno chiuso i bilanci in rosso, ricorrendo a risorse proprie per coprire i costi sanitari.
La Lombardia ha registrato il maggiore incremento della spesa sanitaria (+4,2%), mentre la Calabria e l’Umbria hanno evidenziato riduzioni rispettivamente del 4,3% e dello 0,6%.
La spesa farmaceutica convenzionata, in calo costante fino al 2020, ha iniziato a crescere, seppur moderatamente (+0,2% nel 2023).
Spesa privata e compartecipazione
La spesa per servizi sanitari privati ha raggiunto i 26,9 miliardi di euro, con un incremento del 2,1% nel 2023.
I cittadini hanno contribuito con 3,2 miliardi di euro tramite ticket per farmaci e prestazioni specialistiche, un aumento di 100 milioni rispetto al 2022.
La Ragioneria sottolinea l’importanza di interventi di efficientamento e razionalizzazione per garantire la sostenibilità del sistema sanitario, soprattutto alla luce dell’invecchiamento della popolazione. Sebbene negli ultimi anni si sia attenuata la crescita legata agli effetti della pandemia, rimangono criticità strutturali legate alla gestione dei costi e alla qualità dei servizi erogati.










