Dai vertici UE arriva una notizia che a breve introdurrà una novità significativa nel mondo dell’elettronica: dopo diversi anni di discussioni, è stato finalmente raggiunto l’accordo sulla proposta di un caricatore unico per i dispositivi mobili nell’Unione europea. Andiamo a vedere cosa questo significa a livello pratico e quali saranno le conseguenze per i consumatori e le aziende produttrici.

    1. Le nuove norme

Non solo smartphone e tablet, ma anche fotocamere digitali, e-reader, cuffie, auricolari e anche computer portatili: nessuno di noi si ritroverà più mille cavi sparsi in giro per casa, né sarà più difficile trovare un caricabatterie compatibile quando saremo fuori. L’Unione Europea ha deciso di compiere un passo importante non solo per semplificare la vita degli utenti, ma anche per aiutare l’ambiente: i rifiuti elettronici sono una vera e propria piaga per il pianeta, nonché la categoria di rifiuti che tende a crescere più velocemente nell’UE e si stima che il loro impatto ammonti a circa 11mila tonnellate l’anno. Una situazione scoraggiante che ha probabilmente contribuito alla svolta decisiva.

Le nuove norme prevedono che la gran parte dei dispositivi ricaricabili dovrà essere munito di porta di ingresso USB-C, che è poi quella già in uso su numerosi strumenti Android. Tra i vari temi affrontati c’è stato anche quello della ricarica rapida ed è stato stabilito che i processi di ricarica saranno armonizzati, nel senso che tutti gli utenti potranno caricare i dispositivi alla stessa velocità con qualsiasi caricatore compatibile. Andiamo dunque a elencare le caratteristiche del connettore USB-C.

    1. Cos’è e come funziona USB-C

USB-C è un connettore che svolge la funzione di fornire dati e alimentazione da e verso dispositivi informatici, purché supportino la tecnologia USB Type-C. Con un solo cavo si possono trasferire dati a velocità straordinarie, effettuare ricariche e persino trasmettere video. La principale caratteristica delle porte d’ingresso USB-C è che sono simmetriche: ciò significa che il connettore può essere inserito in entrambi i versi. La porta USB-C è ormai parte integrante della maggior parte dei modelli di smartphone e tablet più recenti.

Pertanto, in futuro tutti i nuovi apparecchi prodotti dovranno adattarsi all’impiego dell’USB-C come porta di ricarica comune (per i laptop, invece, la deadline è stata fissata a 40 mesi dall’approvazione ufficiale della direttiva).

    1. Quando entrerà in vigore la nuova direttiva?

L’accordo dovrà essere approvato formalmente dopo la pausa estiva. Sarà poi pubblicato in Gazzetta Ufficiale, l’entrata in vigore avverrà 20 giorni dopo la pubblicazione e le disposizioni in esso contenute inizieranno a trovare applicazione dopo 24 mesi.

    1. Cosa significa per gli utenti?

Dal punto di vista dei consumatori, chiaramente ci sono solo vantaggi. Gli utenti avranno la possibilità di caricare tutti i loro dispositivi con qualsiasi cavo. A questo si aggiunge un ulteriore vantaggio: in futuro, gli apparecchi elettronici non saranno più venduti con cavi in dotazione. Anche se questo potrebbe mettere gli utenti in condizione di acquistare un cavo separatamente, non sono previste grosse spese in quanto ognuno di noi dispone già, di norma, di almeno un cavo.

    1. Le conseguenze per i produttori

Il commissario europeo per il Mercato Interno, Thierry Breton, ha dichiarato che il raggiungimento dell’accordo è una tappa fondamentale che arriva dopo oltre 10 anni di lavoro a questa norma, e che la proposta non intende andare contro nessuno. Il riferimento è, in particolare, ad Apple e alla possibilità che esso non si adegui alla nuova norma. Il produttore di iPhone e iPad, infatti, fa impiego della tecnologia di proprietà Lightning, utilizzando dunque una tipologia personalizzata di caricatore; da sempre l’azienda si dichiara contro l’adozione di uno standard universale. Si tratta di una polemica tutt’altro che nuova, ma recenti indiscrezioni sembrano suggerire che Apple stia testando il connettore USB-C con l’idea di sostituirlo all’attuale porta di ricarica Lightning. Se davvero Apple eseguisse il passaggio, la raccolta dei caricabatterie utilizzati dai suoi vari dispositivi risulterebbe semplificata e verrebbe incontro alle esigenze degli utenti che, al momento attuale, non possono utilizzare un unico caricabatterie per iPhone, iPad e Mac.

    1. Batteria infinita: un futuro possibile?

Si potrebbe credere che, rispetto alle straordinarie e sempre nuove funzionalità degli smartphone, le batterie degli stessi non siano state interessate da importanti progressi, perché in effetti durano sempre a meno. In realtà il problema non interessa propriamente le batterie, quanto la loro ricarica, i cavi, gli alimentatori. Fatto sta che per molti è un problema trascorrere una giornata fuori casa e arrivare a sera con la batteria intatta, e viene spontaneo chiedersi: si può aspirare a un futuro fatto di smartphone con batteria quasi infinita? Fino a questo momento, a fornire prodotti prestanti in tal senso sono state aziende come Nokia, che all’interno della sua linea di smartphone ha lanciato alcuni cellulari come il Nokia 125 o il Nokia 150 con batteria che dura più di una settimana. Si tratta però di telefoni old style con tastiera fisica, mentre per gli smartphone più avanzati non sono ancora diffusi modelli di questo tipo.

Da questo punto di vista, la nuova frontiera dell’elettronica potrebbe essere lo smartphone alimentato da batteria al grafene. L’azienda Appear, con sede a San Francisco e operante a livello internazionale, ha annunciato la realizzazione del primo smartphone al mondo di questo tipo. Il grafene è un materiale simile alla grafite composto esclusivamente da carbonio, è resistente e al tempo stesso leggero, e con la tecnologia progettata da Appear un alimentatore di questo tipo potrebbe essere in grado di eseguire una ricarica completa in 20 minuti.