La spada di Damocle che pende sul destino di Atac diventa sempre più insidiosa. L’azienda dei trasporti, una delle partecipate su cui la Corte dei conti aveva sottolineato notevoli criticità, per salvarsi dal crac deve rispettare i tempi previsti nel concordato preventivo. Obiettivo che si allontana perché, causa Covid, Atac non è riuscita a fatturare quanto previsto.

Sul bilancio 2020 appena pubblicato sul sito dell’azienda, sono stati messi nero su bianco i numeri del disavanzo. I titoli di viaggio venduti (Metrebus e Rete Atac) sono stati poco più di 39milioni e 410mila, con in decremento pari al 59,9% rispetto al valore consuntivo del 2019 quando, i biglietti ceduti, avevano superato i 98milioni e 375mila unità. Com’è potuto succedere? Atac ha ricordato che le vendite del 2020 sono state “fortemente condizionate dallo stato di emergenza sociale-economico causato dalla diffusione della pandemia da Covid-19 iniziata dalla fine del mese di febbraio”. Anche le misure adottate dal governo “a partire dell’11 marzo con il lockdown e con la riduzione della capienza consentita sui mezzi pubblici” hanno giocato un ruolo importante.

Alla fine, il minor impiego dei mezzi pubblici, ha portato nelle casse dell’azienda capitolina del trasporto pubblico pesanti perdite. Sommando il Metrebus Roma ed il Metrabus Lazio (per questi ultimi Atac ha però solo il 38% delle quote, visto che le restanti sono divise tra Cotral e Trenitalia) rispetto al 2019 c’è stata una perdita di 216 milioni di euro. Si tratta di numeri che parlano da soli e che restituiscono, anche a livello intuitivo, le difficoltà che l’azienda capitolina deve fronteggiare per raggiungere l’obiettivo del risanamento.

Va detto che il Campidoglio sta cercando di tenere a galla la sua azienda partecipata. Roma Capitale ha infatti annunciato di aver destinato 40 milioni ad Atac “per sopperire ai mancati incassi causati dall’emergenza Covid e per l’acquisto di nuovi bus ibridi”. Lo stabilisce una delibera della Giunta Capitolina che prevede che l’anticipazione di liquidità per l’anno 2021 vada “restituita nel corso del 2022 e comunque entro un anno dall’erogazione”. Ma il Comune non si è limitato ad anticipare i fondi per l’acquisto degli ibridi. 

Ad agosto il Campidoglio ha deciso infatti di rilanciare sull’offerta di acquisto che era stata fatta da un privato per rilevare l’ex deposito Atac di Piazza Ragusa.  E quella dei depositi da dismettere è una partita importante perché, nell’ambito del concordato preventivo, dalla loro vendita era stato previsto un incasso di circa 91 milioni di euro. Atac però ora  “ritiene perseguibile una liquidazione dell’intero asset immobiliare al valore complessivo di euro 65 milioni” si legge nel bilancio. “Tale ipotesi tiene conto delle minusvalenze già accertate, pari a circa euro 15 milioni e di un ulteriore gap atteso in circa euro 11 milioni”. E comunque questo risultato è subordinato  “da un lato alla finalizzazione dell’operazione di acquisto da parte di Roma Capitale delle due ex Rimesse Vittoria e Ragusa e dell’Area Acilia (valore complessivo euro 28 milioni) e dall’altro alla risoluzione delle problematiche legate alla liberazione dell’immobile di Via Tuscolana per scaduta locazione (valore euro 11 milioni)”. Insomma, dalla vendita delle ex rimesse, si prevede di perdere più del 20% rispetto alle quotazioni iniziali. 

Meno entrate dai biglietti, meno risorse incamerate dalla cessione dei depositi, finiscono per avere un peso determinante sull’iter da seguire in vista del risanamento. Al 31 dicembre 2020 gli obblighi legati al concordato preventivo infatti sono pari a 192 milioni. Ed una parte di questi, esattamente 170 milioni, vanno pagati entro il 24 dicembre 2022. E’ una deadline ancora realistica? “L’evoluzione del quadro economico e una prospettiva di ripresa degli spostamenti ancora incerti – si legge sempre nel bilancio – stanno orientando la Società a una riprogrammazione dei tempi previsti nel piano per l’adempimento dell’obbligazione del pagamento dei creditori chirografari”. Quindi si punta ad una proroga. Sicuramente la prevista dismissione dei depositi avrà un suo peso. Ma soprattutto sembra quantomai necessaria la ripresa della vendita dei biglietti, ad un livello “ante covid”. Di certo, un altro anno come quello trascorso nel 2020, l’Atac non sembra più poterselo permettere. Salvo proroghe.