Boss condannato a ergastolo scarcerato, le motivazioni dei giudici

Il boss mafioso Antonino Sudato, ergastolano, ad aprile ha lasciato il carcere per andare ai domiciliari perché “in caso di eventuale contagio di Covid-19, il detenuto sarebbe stato maggiormente “esposto all’insorgenza di complicanze con conseguente prognosi infausta quoad vitam”. A scriverlo, nero su bianco, sono i giudici del Tribunale di sorveglianza che lo scorso aprile hanno scarcerato il boss in piena emergenza coronavirus. Sudato era detenuto dal 1995 nella Casa di Reclusione di Sulmona. Come ha spiegato il suo legale, dopo la scarcerazione, Sudato è stato “il primo ergastolano in Italia ad avere usufruito della misura meno afflittiva della detenzione domiciliare. E’ stata la prima istanza presentata per un ergastolano, dopo l’emergenza coronavirus”.

L’ultrasessantacinquenne Sudato, imputato, assieme ad altri 30, nel maxi processo “Tauro” per fatti risalenti agli anni 90 del secolo scorso, per estorsione associazione mafiosa, concorso in omicidio, sconterà, dunque, la pena agli arresti domiciliari. La magistratura di Sorveglianza di L’Aquila ha accolto l’istanza presentata dal difensore Antonino Campisi, motivando l’incompatibilità del detenuto con la vita carceraria per motivi di salute e per il rischio di contagio da Coronavirus, che in una persona con rilevanti patologie può seriamente aggravare il proprio stato di salute.

Per i giudici al momento “non può dirsi sussistente un attuale concreto pericolo di commissione di nuovi delitti, considerato che il condannato è detenuto dal 1995”. Per la magistratura la detenzione in carcere avrebbe potuto rappresentare un “grave pregiudizio” per Sudato. Il giudice dell’Aquila ha ricordato la relazione del medico secondo cui “in caso di infezione da Covid possa essere considerato paziente ad alto rischio”.