Sarebbe dovuto uscire dopo 6 mesi, finendo il prossimo luglio di scontare la sua pena, ma gli agenti di polizia penitenziaria lo hanno trovato impiccato con un lenzuolo in cella nel carcere di Rebibbia.

La Garante dei detenuti di Roma, Gabriella Stramaccioni riferisce che era un ragazzo di trenta anni, di origine bengalese, con una pena breve, ovvero una condanna a meno di due anni per concorso in rapina. E sotto i tre è possibile chiedere una pena alternativa al carcere. Si tratta dell’82 esima vittima di suicidio dall’inizio dell’anno.  Mai si sono registrati numeri così alti: nemmeno nel 2012, quando c’erano 11mila detenuti in più. Per il il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella un numero così alto di suicidi è “la spia di un sistema penitenziario che richiede profondi cambiamenti. Maggiore è la gratificazione sociale del personale migliore sarà anche il clima dentro le carceri”. Anche Papa Francesco giorni fa aveva evocato un provvedimento di clemenza in vista del Natale, ma al riguardo non ci sono state risposte, come ha sottolineato Gonnella.  Per il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari della Lega: “la soluzione non può essere un’amnistia, serve un cambio di prospettiva. Le pene devono essere sempre eseguite, ma non possono consistere in trattamenti contrari alla dignità e al senso di umanità”.