L’ex première dame di Francia, Carla Bruni, è coinvolta in un’inchiesta riguardante la clamorosa ritrattazione di Ziad Takieddine, accusatore del marito Nicolas Sarkozy nel caso dei presunti finanziamenti libici alla campagna elettorale del 2007. Bruni è sospettata di sfruttamento di corruzione di testimone e partecipazione ad associazione per delinquere con l’obiettivo di truffare la giustizia.

Le autorità hanno imposto a Carla Bruni misure di vigilanza, tra cui il divieto di contatto con tutti i protagonisti della vicenda, eccetto il marito. Inoltre, è stata posta sotto lo statuto di testimone informato per il reato di associazione per delinquere finalizzata a corrompere personale giudiziario in Libano.

I giudici hanno scoperto che vi era un’operazione di comunicazione chiamata “Sauver Sarko” volta a minimizzare le responsabilità di Sarkozy nella vicenda del finanziamento libico, con l’obiettivo di ottenere da Ziad Takieddine una ritrattazione delle accuse. Takieddine, principale accusatore, doveva essere pagato 600.000 euro per ritrattare le sue dichiarazioni, iniziando con interviste ai media e poi presentando un documento ufficiale alla giustizia francese.

Mimi Marchand, nota figura della stampa francese e amica di Carla Bruni, è risultata avere un ruolo centrale in questa operazione. La polizia ha trovato prove che suggeriscono una collaborazione tra Bruni e Marchand per “salvare Sarko”. Quando interrogata, Marchand ha affermato che le sue visite a Sarkozy erano per incontrare Bruni, ma gli inquirenti sospettano che Bruni abbia cercato di nascondere questi contatti, cancellando messaggi con Marchand.

La ritrattazione di Takieddine nel novembre 2020 è stata un punto cruciale, poiché inizialmente aveva accusato Sarkozy di aver ricevuto finanziamenti illeciti da Muammar Gheddafi per le elezioni del 2007. Successivamente, Takieddine ha cambiato versione, dichiarando che Sarkozy non aveva ricevuto denaro, per poi smentire di nuovo la ritrattazione poche settimane dopo.