Dopo Eni, IP e Q8, anche Tamoil aderisce all’invito a contenere il costo di benzina e gasolio. Le misure resteranno in vigore fino al 31 ottobre, ma la compagnia non ha ancora indicato un tetto uniforme alla pompa. Intanto i prezzi medi nazionali scendono: benzina self a 2,084 euro al litro e diesel a 2,285.
ROMA – Si allarga il fronte delle compagnie petrolifere che intervengono sui listini dei carburanti. Dopo Eni, IP e Q8, anche Tamoil Italia ha annunciato una serie di misure destinate a mitigare il prezzo di benzina e gasolio nella propria rete di distribuzione.
L’iniziativa resterà in vigore fino al 31 ottobre 2026 e arriva in una fase di forti tensioni sui mercati energetici internazionali, con ricadute dirette sui costi sostenuti dalle famiglie e dalle imprese.
Tamoil, società appartenente al gruppo internazionale Oilinvest, ha spiegato di avere accolto gli appelli provenienti dalle istituzioni e dalle associazioni dei consumatori, con l’obiettivo di sostenere la mobilità e allo stesso tempo preservare la sostenibilità economica dei gestori della rete.
A differenza di Eni, che ha indicato un tetto preciso, Tamoil non ha ancora comunicato pubblicamente un valore massimo unico per benzina e gasolio.
La compagnia ha parlato più genericamente di “misure volte a mitigare il prezzo dei carburanti” presso gli impianti a marchio. Proprio su questo punto alcune associazioni dei consumatori hanno chiesto maggiore trasparenza, affinché gli automobilisti possano comprendere con precisione quale sarà il vantaggio effettivo alla pompa.
L’adesione di Tamoil era stata anticipata nelle ore precedenti da fonti di Palazzo Chigi, che avevano riferito di interlocuzioni con la parte libica per favorire l’ingresso della compagnia nell’iniziativa.
Il primo intervento di maggiore peso era arrivato da Eni, che dal 28 settembre ha fissato per trenta giorni un price cap di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio nelle stazioni Enilive.
La società aveva quantificato il vantaggio in circa 17 centesimi al litro rispetto ai livelli medi registrati al momento dell’annuncio. La misura potrà essere prorogata fino alla fine dell’anno in base all’andamento dei mercati e degli approvvigionamenti.
Al provvedimento di Eni si è poi affiancata IP, che ha adottato livelli analoghi sulla propria rete, mentre Q8 ha scelto un sistema differente.
La compagnia kuwaitiana ha infatti introdotto dal 1° ottobre un tetto ai prezzi valido per trenta giorni, ma con un meccanismo “modulare”, adattato alle diverse realtà della propria rete distributiva. Anche Q8 ha precisato di voler sostenere economicamente gestori e partner per evitare che il contenimento dei prezzi ricada interamente sulla distribuzione.
Nel frattempo, i primi effetti sul mercato nazionale cominciano a essere visibili.
Secondo i dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il 1° ottobre il prezzo medio self-service lungo la rete stradale italiana è sceso a:
2,084 euro al litro per la benzina, contro i 2,111 euro del giorno precedente;
2,285 euro al litro per il gasolio, rispetto ai 2,316 euro precedenti.
Anche in autostrada si registrano ribassi, con una media self di 2,122 euro al litro per la benzina e 2,328 euro per il diesel.
Il Mimit ha collegato la progressiva diminuzione registrata dall’inizio della settimana anche alla decisione di Eni, IP e Q8 di aderire all’appello del governo introducendo interventi sui listini.
Con l’ingresso di Tamoil la pressione concorrenziale potrebbe aumentare ulteriormente.
Secondo le stime diffuse dal Codacons, con Tamoil il numero complessivo degli impianti riconducibili ai principali marchi che hanno adottato misure di contenimento arriverebbe a circa 11.500 distributori, su una rete italiana che supera complessivamente le 21mila stazioni.
Il dato comprende circa 3.900 impianti Eni-Enilive, 3.500 IP, 2.700 Q8 e oltre 1.400 Tamoil, anche se il numero effettivo degli impianti coinvolti può variare in base alla configurazione commerciale delle singole reti.
In pratica, una quota molto consistente della distribuzione nazionale è ormai interessata direttamente o indirettamente dalla nuova competizione sui prezzi.
Per le associazioni dei consumatori si tratta di un segnale positivo, anche perché l’ingresso progressivo delle diverse compagnie tende a esercitare pressione pure sugli operatori che non hanno annunciato formalmente un price cap.
Il calo dei prezzi medi registrato negli ultimi giorni comincia a tradursi in un risparmio misurabile per gli automobilisti.
Secondo i calcoli del Codacons riportati dall’ANSA, nell’arco di quattro giorni il prezzo medio del gasolio sulla rete ordinaria è diminuito di circa 9,2 centesimi al litro, mentre quello della benzina è sceso di circa 7,5 centesimi.
Su un pieno da 50 litri, la riduzione corrisponde a circa 4,60 euro per il diesel e 3,75 euro per la benzina. In autostrada, dove i ribassi sono stati più marcati, il vantaggio stimato raggiunge circa 6,60 euro a pieno.
Resta comunque una situazione ancora onerosa rispetto ai livelli precedenti alla nuova crisi energetica.
Alla dinamica commerciale si aggiunge quella fiscale.
Le misure delle compagnie si inseriscono infatti in un quadro nel quale il governo è già intervenuto sulle accise per attenuare l’aumento dei prezzi alla pompa. L’attuale riduzione sul gasolio è destinata a scadere il 5 ottobre, mentre dal giorno successivo dovrebbe entrare in funzione il nuovo meccanismo delle accise mobili.
Per questo motivo, l’evoluzione dei prezzi nelle prossime settimane dipenderà non soltanto dalle decisioni delle compagnie, ma anche dall’andamento delle quotazioni internazionali, dal cambio euro-dollaro, dagli approvvigionamenti di prodotti raffinati e dalle scelte fiscali del governo.
Il quadro internazionale resta particolarmente incerto soprattutto sul gasolio.
L’amministrazione Trump ha chiesto a Francia e Germania di valutare un rilascio delle riserve strategiche di diesel per contribuire a ridurre le tensioni globali sui prezzi. Secondo Reuters, Washington avrebbe sollecitato un intervento europeo fino a 120 milioni di barili nell’arco di sei mesi, prospettando anche la possibilità di limitare le esportazioni statunitensi qualora non arrivasse una risposta.
Germania e Francia detengono insieme una quota significativa delle scorte d’emergenza europee, mentre l’Unione è diventata più dipendente dalle importazioni di diesel dopo la riduzione della capacità di raffinazione interna e il venir meno delle forniture russe.
La questione rende ancora più difficile prevedere la traiettoria dei prezzi nel medio periodo.
L’adesione di Tamoil segna quindi un ulteriore passaggio nella strategia adottata per contrastare l’impennata dei carburanti.
Non si tratta di un tetto imposto per legge, ma di iniziative commerciali adottate dalle singole compagnie dopo l’appello del governo. Eni ha scelto un limite numerico preciso, Q8 un sistema modulare, mentre Tamoil non ha ancora comunicato pubblicamente il dettaglio del proprio meccanismo.
I prezzi medi, intanto, hanno iniziato a scendere e la concorrenza tra i marchi sta diventando uno degli strumenti attraverso cui contenere gli aumenti.
Il vero test arriverà nelle prossime settimane: capire se il calo potrà proseguire nonostante le tensioni sui mercati internazionali e, soprattutto, se le riduzioni annunciate dalle compagnie riusciranno a trasformarsi in un beneficio stabile e facilmente verificabile per gli automobilisti.










