Si allarga il fronte delle compagnie energetiche che intervengono direttamente per contenere il caro carburanti. Dopo la decisione di Eni di introdurre un tetto massimo al prezzo di benzina e gasolio, anche Socar, gruppo energetico statale dell’Azerbaigian che controlla Italiana Petroli (IP), ha annunciato un intervento sui prezzi praticati nella propria rete italiana.

La misura arriva mentre i listini continuano a muoversi verso l’alto e il gasolio, soprattutto sulle autostrade, si avvicina alla soglia dei 2,50 euro al litro. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Mimit e riportati il 27 settembre, sulla rete stradale nazionale il prezzo medio self ha raggiunto 2,159 euro al litro per la benzina e 2,377 euro per il gasolio. In autostrada le medie salgono rispettivamente a 2,254 euro e 2,459 euro al litro.

Socar ha comunicato l’intenzione di fissare un limite ai prezzi di vendita di benzina e gasolio, con un’applicazione progressiva che partirà dalla rete a marchio IP. L’azienda afferma di voler così rafforzare il proprio impegno sul mercato italiano e sostenere consumatori, operatori e gestori in una fase caratterizzata da forti tensioni sui costi energetici.

Diversamente dall’iniziativa annunciata da Eni, Socar non ha per il momento indicato un tetto nazionale espresso in euro al litro. Il livello dei prezzi sarà definito tenendo conto delle diverse condizioni della rete e, secondo quanto comunicato dal gruppo, anche della necessità di salvaguardare la sostenibilità economica della filiera distributiva.

La società sta inoltre valutando le modalità per estendere il meccanismo alle stazioni a marchio Esso e agli altri operatori che acquistano carburanti da IP per poi distribuirli attraverso marchi differenti.

L’ingresso di Socar nel mercato italiano è recente. L’8 maggio 2026 il gruppo azero ha perfezionato l’acquisizione del 99,82% di Italiana Petroli da API Holding, dopo aver ottenuto le necessarie autorizzazioni regolamentari. IP dispone di una struttura industriale e logistica che comprende, tra l’altro, due raffinerie, depositi e una rete capillare di distribuzione sul territorio nazionale.

La decisione di Socar segue di poche ore quella di Eni, che ha invece fissato valori precisi. A partire da lunedì 28 settembre, i carburanti commercializzati dalla rete Enilive avranno un prezzo massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. Secondo la società, si tratta di circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi presi come riferimento al momento dell’annuncio.

Il tetto Eni sarà inizialmente valido per 30 giorni e potrà essere prorogato fino alla fine dell’anno, sulla base dell’andamento del mercato e delle condizioni degli approvvigionamenti. L’azienda collega l’intervento anche all’agevolazione fiscale sulle accise attualmente in vigore.

Eni attribuisce la forte crescita dei prezzi alla contrazione dell’offerta internazionale di prodotti raffinati, alle crisi geopolitiche e alla riduzione della capacità europea di raffinazione. Nel proprio comunicato segnala che in Europa sono state chiuse quasi trenta raffinerie negli ultimi quindici anni.

La decisione di Socar è stata commentata anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che l’ha definita un segnale di attenzione verso le famiglie italiane e ha ringraziato il presidente azero Ilham Aliyev e il presidente di Socar Rovshan Najaf. Meloni ha inoltre dichiarato che il Governo intende continuare a intervenire a sostegno del potere d’acquisto delle famiglie nel difficile scenario internazionale.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha a sua volta espresso apprezzamento per l’iniziativa di Eni, auspicando che altre compagnie seguissero la stessa strada, e ha ricordato che sono allo studio ulteriori misure rivolte in particolare alle famiglie e ai lavoratori con redditi più bassi.

L’annuncio di Socar sembra dunque rappresentare una prima risposta concreta a quell’auspicio.

Il contenimento dei prezzi viene accolto positivamente dai consumatori, ma l’intervento delle grandi compagnie sta provocando preoccupazioni tra gli operatori della distribuzione.

La Figisc-Confcommercio, federazione dei gestori degli impianti stradali di carburante, ha avvertito che il price cap di Eni potrebbe mettere sotto forte pressione le reti concorrenti e soprattutto gli operatori indipendenti, che potrebbero non disporre della stessa capacità finanziaria per sostenere riduzioni così consistenti. La federazione richiama inoltre l’attenzione sulla svalutazione delle giacenze già acquistate dai gestori e sui possibili problemi di approvvigionamento qualora la riduzione dei prezzi provochi un forte spostamento dei consumatori verso determinati marchi.

Le preoccupazioni sulla sostenibilità della rete spiegano anche perché Socar abbia scelto, almeno nella fase iniziale, una formula più flessibile rispetto al tetto uniforme stabilito da Eni.

La corsa dei prezzi sta intanto producendo conseguenze anche sul fronte del trasporto professionale. Unica Taxi Filt Cgil e Uiltrasporti hanno chiesto un incontro al Governo e dichiarato che, in assenza di risposte, potrebbe essere valutato un fermo del servizio. Per la categoria il rincaro dei carburanti si somma infatti ad altre questioni ancora aperte nel settore.

L’iniziativa di Socar potrebbe quindi modificare ulteriormente gli equilibri del mercato. Nel giro di pochi giorni il dibattito è passato dalla richiesta di interventi contro i rincari alla scelta di due dei principali operatori di limitare direttamente i prezzi alla pompa.

Eni ha scelto un tetto nazionale definito, 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il diesel; IP seguirà invece un percorso progressivo, senza aver ancora comunicato un prezzo massimo uniforme.

Molto dipenderà ora dalla risposta delle altre compagnie e dall’andamento delle quotazioni internazionali. Per gli automobilisti l’ingresso di un secondo grande operatore nel fronte dei prezzi calmierati rappresenta una possibilità di alleggerimento immediato della spesa; per l’intera filiera, invece, si apre una fase delicata nella quale dovranno essere conciliati il contenimento dei costi per famiglie e imprese con la sostenibilità economica di migliaia di distributori e gestori.