Il caro carburanti continua a pesare su famiglie e imprese. Mentre si riduce progressivamente lo sconto fiscale sul gasolio deciso dal governo, Eni annuncia un tetto temporaneo ai prezzi di benzina e diesel nelle stazioni Enilive.

Dal 28 settembre, e per una durata iniziale di 30 giorni, il prezzo massimo sarà fissato a 2,19 euro al litro per il gasolio e a 1,99 euro per la benzina, con la possibilità di prorogare la misura fino alla fine dell’anno.

La decisione arriva mentre il taglio delle accise e dell’Iva sul gasolio viene ulteriormente ridimensionato. La misura, inizialmente pari a 17 centesimi al litro, era stata portata a 12,2 centesimi tra il 18 e il 25 settembre e scenderà a 6,1 centesimi dal 26 settembre al 5 ottobre.

Secondo le stime dell’Unione nazionale consumatori, il prezzo del diesel potrebbe così salire fino a 2,482 euro al litro in autostrada e a 2,399 euro sulla rete stradale. Per il Codacons, l’aumento equivale a circa 3 euro in più per ogni pieno.

L’annuncio di Eni è stato accolto positivamente da Palazzo Chigi, che lo ha definito un segnale di attenzione verso il Paese e un contributo al contenimento del caro carburanti. Il vicepremier Antonio Tajani ha sottolineato come la strada preferibile sia quella della collaborazione tra imprese e istituzioni, senza ricorrere a nuove tassazioni sugli extraprofitti.

Il clima nel settore resta tuttavia teso. Assotir ha avvertito che, in assenza di una convocazione da parte del governo per affrontare il caro-gasolio, non può essere esclusa l’ipotesi di uno sciopero degli autotrasportatori. Anche gli agricoltori hanno manifestato contro l’aumento dei prezzi, con una protesta di trattori sulla via Aurelia, a nord di Roma.

Intanto i ministri Adolfo Urso e Gilberto Pichetto Fratin hanno convocato per l’8 ottobre le società che gestiscono le raffinerie e le bioraffinerie italiane. L’obiettivo è verificare la possibilità di aumentare la produzione nazionale dei principali prodotti petroliferi e contribuire così alla riduzione dei prezzi.

Al tavolo sono attesi, tra gli altri, rappresentanti di Unem, Sonatrach, Socar-IP, Iplom, KPI, Alma Petroli, Ludoil-Isab, Eni, Saras e Innovhub.

Critiche arrivano invece dalle opposizioni. Il senatore del Pd Francesco Boccia ha chiesto perché Eni non sia intervenuta prima, sottolineando il ruolo dello Stato nella società. Anche Angelo Bonelli di Avs ha sostenuto che la decisione dimostrerebbe la possibilità di introdurre forme di prezzo calmierato.

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha chiesto invece interventi più strutturali, a partire dalla riduzione stabile delle accise e da misure sugli extraprofitti delle imprese energetiche.

Secondo il Codacons, il tetto deciso da Eni potrebbe garantire un risparmio di circa 10,4 euro su un pieno di gasolio e di 11,2 euro su uno di benzina. Assoutenti chiede infine al governo di valutare l’introduzione per legge di un price cap temporaneo sui carburanti.