La Commissione europea prova a intervenire sulla crisi abitativa con il nuovo Affordable Housing Act, ma la proposta divide già profondamente le forze politiche nei diversi Paesi dell’Unione. Al centro del confronto ci sono soprattutto le nuove possibilità di regolamentare gli affitti brevi nelle aree dove il costo delle abitazioni è diventato particolarmente elevato.

Il provvedimento consentirà agli enti locali di individuare vere e proprie zone sotto pressione abitativa, ossia aree nelle quali il prezzo delle case supera di almeno otto volte il reddito annuo disponibile pro capite. In questi territori le autorità potranno introdurre limiti alle locazioni turistiche senza rischiare contestazioni legate alle regole europee sul mercato interno.

Il commissario europeo all’Edilizia abitativa, Dan Jorgensen, ha però riconosciuto che la misura non rappresenta una soluzione definitiva alla crisi della casa. L’obiettivo è soprattutto fornire un quadro comune europeo, lasciando però agli Stati, alle Regioni e agli enti locali la decisione se intervenire e con quali strumenti.

Il dossier abitativo è diventato negli ultimi anni uno dei temi più rilevanti per i socialisti europei, che avevano chiesto un maggiore impegno dell’Unione contro il caro-affitti e per il diritto alla casa. All’interno della Commissione, tuttavia, non sono mancate divisioni, con esponenti del Ppe contrari ad alcune delle misure inizialmente previste. Alla fine è rimasta la norma sugli affitti brevi, mentre altre indicazioni assumono soprattutto il valore di raccomandazioni.

Durissima la reazione del centrodestra italiano. Fratelli d’Italia accusa Bruxelles di comprimere il diritto di proprietà e di invadere competenze nazionali, con il rischio di ridurre l’offerta di abitazioni e scoraggiare gli investimenti. Forza Italia chiede invece di ritirare o modificare profondamente la proposta, mentre la Lega ribadisce l’inviolabilità della proprietà privata.

Di segno opposto la posizione del Partito democratico. Dario Nardella, che da sindaco di Firenze aveva già limitato le nuove locazioni turistiche brevi nell’area Unesco, ha invitato il governo ad ascoltare le richieste dei sindaci e ha annunciato l’intenzione di rafforzare il regolamento durante l’iter al Parlamento europeo, anche con misure più incisive contro la rendita speculativa e a favore dell’edilizia sociale.

Più critica la posizione del Movimento 5 Stelle, che considera il testo insufficiente e teme che le nuove possibilità di limitare gli affitti turistici rimangano prive di effetti concreti.

Da Bruxelles, però, arriva una precisazione: l’Unione europea non intende vietare gli affitti turistici. Jorgensen ha sottolineato che rappresentano solo una parte del problema abitativo, mentre la vicepresidente della Commissione Teresa Ribera ha ribadito che non vengono imposti obblighi: spetterà alle autorità competenti decidere se adottare misure restrittive.

La nuova normativa apre dunque un nuovo fronte politico europeo sul tema della casa, nel tentativo di trovare un equilibrio tra tutela della proprietà privata, mercato turistico e crescente difficoltà per molti cittadini ad accedere ad abitazioni a prezzi sostenibili.