TORINO – Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante una rapina nella sua gioielleria nel 2021, resterà nel carcere di Bollate. L’Ufficio di Sorveglianza di Torino ha infatti respinto la richiesta di differimento dell’esecuzione della pena presentata dalla difesa.

Nel provvedimento, il magistrato di sorveglianza spiega che non sussistono i presupposti di necessità e urgenza richiesti dalla legge per concedere il rinvio della carcerazione. Inoltre, viene evidenziato che questo tipo di istanza è generalmente previsto per pene non ancora iniziate e non quando la detenzione è già in corso. Roggero si era costituito in carcere venerdì scorso, mentre la richiesta era stata depositata poche ore prima dal suo legale, l’avvocato Stefano Marcolini.

La difesa aveva chiesto di sospendere temporaneamente l’esecuzione della pena in attesa della decisione sulla domanda di grazia presentata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dalla moglie del gioielliere, Mariangela Sandrone. Nell’istanza, la donna sostiene che la condanna rappresenti, considerata l’età del marito, una sorta di “ergastolo” e sottolinea le ripercussioni personali, familiari ed economiche che la detenzione comporta.

La vicenda passa ora all’esame del Tribunale di Sorveglianza di Torino, che dovrà valutare il caso anche alla luce delle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione, ancora non depositate. Gli atti sono stati trasmessi anche alla Procura generale della Corte d’Appello di Torino e all’Ufficio di Sorveglianza di Milano, mentre resta da risolvere un conflitto di competenza tra i due uffici, sul quale sarà chiamata a pronunciarsi la Cassazione.

Intanto il caso continua ad alimentare il dibattito politico e giuridico sul tema della legittima difesa. Il procuratore capo di Milano, Marcello Viola, ha invitato ad abbassare i toni e a lasciare che la magistratura svolga il proprio lavoro con serenità, auspicando un confronto più equilibrato e rispettoso delle istituzioni. Sulla stessa linea il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che ha ribadito come la legittima difesa sia un principio da tutelare, ma non possa giustificare qualsiasi reazione. Dall’altra parte, la deputata della Lega ed ex magistrato Simonetta Matone ha invitato Roggero a intraprendere un percorso di pentimento.