Si avvicina un nuovo capitolo nella vicenda giudiziaria di Alberto Stasi. Un’udienza riservata, svoltasi nel pomeriggio presso il Palazzo di Giustizia di Milano, e il parere favorevole espresso dalla Procura generale rendono ormai probabile la concessione dell’affidamento in prova ai servizi sociali, misura che segnerebbe la sua uscita definitiva dal carcere.
La decisione dovrà essere formalizzata dal Tribunale di Sorveglianza dopo la camera di consiglio e il deposito del provvedimento, ma il percorso appare ormai ben avviato. Stasi, condannato in via definitiva nel 2015 a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi, beneficia già da tempo di misure alternative alla detenzione.
Negli ultimi anni ha infatti ottenuto prima il lavoro esterno e successivamente la semilibertà, che gli consente di trascorrere gran parte della giornata fuori dal carcere di Bollate per lavorare e mantenere relazioni sociali e familiari, nel rispetto delle prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria.
I legali della famiglia Poggi, gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno ricordato che la richiesta rientra nei diritti previsti dall’ordinamento per i detenuti che abbiano un residuo di pena inferiore ai quattro anni.
Secondo i rappresentanti della famiglia della vittima, l’eventuale concessione dell’affidamento non modifica in alcun modo la condanna, che resta pienamente valida sia dal punto di vista giuridico sia sostanziale. Hanno inoltre sottolineato che la valutazione sul percorso rieducativo del detenuto spetta esclusivamente al Tribunale di Sorveglianza.
L’iter relativo all’affidamento ai servizi sociali è completamente distinto dalla possibile revisione del processo che ha portato alla condanna di Stasi.
Parallelamente, infatti, proseguono gli sviluppi della nuova inchiesta della Procura di Pavia, che individua in Andrea Sempio un possibile responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi. I difensori di Stasi stanno preparando l’istanza per la revisione del processo, che dovrà essere esaminata dalla Corte d’Appello di Brescia.
Sul fronte giudiziario resta inoltre da chiarire il ruolo della Procura generale di Milano, alla quale i magistrati pavesi hanno chiesto di valutare la richiesta di revisione della sentenza definitiva.
All’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza, presieduto dal magistrato Marcello Bortolato, era presente lo stesso Stasi, oggi impiegato come contabile in una società finanziaria milanese.
Come avviene abitualmente in questi procedimenti, i giudici hanno posto alcune domande riguardanti il comportamento tenuto durante la detenzione, l’attività lavorativa e il percorso di reinserimento sociale. Nel suo caso, tuttavia, i quesiti sarebbero stati limitati e l’udienza, svoltasi a porte chiuse, si è conclusa in circa trenta minuti.
In attesa della decisione ufficiale del Tribunale, l’affidamento ai servizi sociali appare sempre più vicino, segnando una nuova fase nel percorso detentivo di Alberto Stasi, mentre sullo sfondo continua il dibattito giudiziario legato alla possibile revisione della sua condanna.










