Scoperto il secondo covo del boss della mafia Matteo Messina Denaro, celato in una stanza segreta dietro un armadio, nascosta da un fondo scorrevole coperto dagli abiti.

Nessun letto e suppellettili, quindi con ogni probabilità il boss se l’era fatta fare per conservarci le cose a cui teneva: gioielli, pietre preziose e argenteria trovati dagli investigatori e che ora dovranno essere sottoposti ad una perizia che ne accerti autenticità e valore. I carabinieri e il Gico della Guardia di Finanza l’hanno scoperta ieri mattina, grazie a una segnalazione confidenziale a sole 48 ore dalla sua cattura. Un bunker ricavato in un appartamento al piano terra di una palazzina di Campobello di Mazara, il paesino in cui il boss ha trascorso almeno l’ultimo anno, a meno di un chilometro dall’abitazione scelta dal padrino di Castelvetrano per il suo ultimo soggiorno da latitante e acquistata da Andrea Bonafede, il geometra che gli ha ‘prestato’ l’identità, a giugno del 2022. Nel bunker c’erano anche delle scatole: alcune piene di carte, altre vuote.  La stanza dei segreti è stata ricavata nell’abitazione di una vecchia conoscenza dei magistrati della Dda: Errico Risalvato, già indagato e assolto per associazione mafiosa, originario di Castelvetrano, fratello di Giovanni Risalvato che per mafia è invece stato condannato a 14 anni. Scontata la pena è stato scarcerato e ora è libero. Due fedelissimi del padrino Errico e Giovanni che, intercettato dagli inquirenti non perdeva occasione per dichiarare il suo incondizionato amore per il padrino. Tra la lista dei fiancheggiatori finiti sotto inchiesta, oltre a Luppino, arrestato in flagranza, sono indagati Andrea Bonafede, il geometra di Campobello che ha prestato l’identità al boss  e due medici. Uno è di Trapani, Filippo Zerilli , primario di oncologia. E’ stato lui a sottoporre Messina Denaro all’esame del dna necessario per prescrivergli la chemioterapia. L’altro è Alfonso Tumbarello, vecchio dottore di Castelvetrano che lo aveva in cura. Entrambi rispondono di favoreggiamento e procurata inosservanza di pena. Più grave la posizione di Tumbarello, che conosceva bene il vero Bonafede, essendo il suo medico curante. Intanto il boss Messina Denaro è nel carcere de L’Aquila, al regime del 41 bis ed è stato già stato sottoposto a visite mediche. Sulle condizioni del boss è intervenuto il Garante della Privacy, chiedendo ai media di non diffondere dettagli relativi alle sue cartelle cliniche.