Di Ugo Quaranta

Siamo in guai seri e non c’è bisogno che ce lo ricordino con ritmo martellante per intere giornate i media televisivi. Forse una riflessione seria sulla pericolosa deriva della informazione andrebbe fatta. Articolandola su due piani. Il bombardamento di informazioni è ossessivo e paradossalmente non aiuta a comprendere quanto sta accadendo, troppi inviati sul campo, troppi servizi, troppa retorica. Le raccolte di fondi, l’accoglienza per i profughi, le manifestazioni di solidariuetà. Mancano la sintesi e l’analisi. Tutti si scoprono in grado di “leggere” quanto sta accadendo e di dare spiegazioni e consigli ai leaders in campo. Tutti allenatori della nazionale, si diceva un tempo. Eppure è una situazione nella quale anche i più sperimentati analisi brancolano nel buio azzardando ipotesi che spesso sfociano nella fantapolitica (internazionale). E’ naturale che l’opinione pubblica segua con grandissima attenzione e preoccupazione ciò che sta accadendo, è naturale che si faccia prendere da mille emozioni davanti ad immagini che sembrano tratte da pellicole cinematografiche piuttosto che dalla realtà. Le testimonianze, il dolore, i profughi in fuga, gli atti di generosità fanno presa e inducono a scegliere in fretta, emotivamente, tra quello che appare il bene e quello che sembra inequivocabilmente il male.
Non capiamo perché e non entriamo nel merito. Chi attacca ed uccide passa dalla parte del torto anche quando ha ragione, nessuno – tra la gente comune manche tra i c osiddetti  esperti – ha elementi certi per valutare la situazione ed attribuire responsabilità. Certo è che ci cade addosso una crisi internazionale che potrebbe metterci in seria difficoltà di vita quotidiana senza avere nessuna responsabilità ma anche senza avere modo di evitarlo.
Secondo piano di riflessione. L’informazione sulla crisi, sulla guerra, ha cancellato tutto il resto. A seguire le notizie che si accavallano sui media, sui social, che piovono addosso da ogni parte, in Italia non accade più niente, appare tutto congelato, fermo. E questo non è giusto, è un grosso errore perché falsa la realtà in cui viviamo. Abbiamo messo da parte in quattro e quattr’otto la emergenza pandemica, il Covid, il green pass. Appare perfino anacronistico che qualcuno ti chieda la verifica del tuo passaporto verde quando sullo schermo della tv (fateci caso c’è né sempre una, sempre accesa) compaiono le immagini dei bombardamenti. Ma ci sono le tasse, le pensioni, la crisi del turismo, la disoccupazione, la scuola, gli scioperi, la sanità che non funziona e mille altre emergenze quotidiane sulla quali nessuno pensa più di tenerci informati. Come ne usciremo?