Meloni-Salvini, testa a testa nei sondaggi. Confronto-scontro tra le  due anime dell’area  moderata, una all’interno della maggioranza di governo, l’altra tenacemente all’opposizione:  l’eterno duello tra Lega e FdI ormai riguarda la corsa per diventare il primo partito italiano.

 

Di Paolo Dordit

 

Soltanto un anno fa nessun osservatore avrebbe immaginato lo scenario politico odierno, dominato da una confusa maggioranza che comprende quasi tutti i partiti, tenuta insieme solo dal collante Draghi (e dalla paura del vuoto) e con una opposizione rappresentata sostanzialmente da un unico soggetto politico. Nessuno avrebbe immaginato che Matteo Salvini, leader di una lega che due estati fa di questi tempi rappresentava un potere quasi assoluto, oggi si contendesse i favori dell’elettorato moderato con  Giorgia Meloni, all’epoca in ascesa ma con un partito che non si sognava nemmeno la doppia cifra., Oggi Pd, Lega e Pdi secondo i sondaggi sono più o meno alla pari, divisi da percentuali minim, di consensi. Ma Matteo e Giorgia sono impegnati in un testa a testa non solo per la leadership del centro destra ma addirittura nella corsa per diventare il primo partito italiano. Paradosso, si contendono l’elettorato ma non possono essere oggi alleati perché militano uno al governo l’altro all’opposizione. Situazione confusa.
Ovviamente le elezioni sono molto lontane e la estrema volatilità dell’elettorato italiano degli ultimi anni mostra che tutto può cambiare in poco tempo. I sondaggi, poi, lasciano il tempo che trovano. Ma il sentire popolare, a quel che si avverte per strada, rispecchia in pieno questi scenari, con un Pd che galleggia su posizioni non definite e il M5S in caduta libera.  Detto ciò i due leader ‘sovranisti’ si marcano sui social, sui temi cari ad ambedue come la sicurezza, l’immigrazione e il fisco, seppur su fronti opposti. Il primo agisce sempre da alleato fedele del governo Draghi, la seconda si presenta agli italiani orgogliosamente solitaria all’opposizione. Sinora la strategia di Salvini è stata quella di attribuire a sè e alla Lega il merito di alcune mosse del governo oggettivamente molto popolari, pensiamo al capitolo delle riaperture e la fine dell’obbligo di indossare la mascherina. Ma paradossalmente anche Giorgia Meloni, pur essendo fuori dalla maggioranza, riesce a guadagnare consensi sempre sulla base delle scelte dell’esecutivo. È il caso, dello stop al cashback, deciso a sorpresa dall’Esecutivo e che il Movcimento 5 Stelle ha vissuto malissimo. Una misura, ricordiamolo, da sempre avversata pubblicamente nel Paese e in Parlamento da Fratelli d’Italia.
Salvini in continua evoluzione per risalire la china dei consensi  pare abbia cambiato leggermente strategia, cercando di parlare più di «vita concreta» e meno di formule politiche. Da settimane, pur di guadagnarsi i galloni di leader del “centrodestra di governo”, affidabile e attento alla coalizione, ha lanciato la formula della federazione. Soluzione inizialmente accolta dal Cavaliere ma che però ha scosso profondamente il partito di Forza Italia. A quel punto, Berlusconi ha rilanciato proponendo il partito unico, soluzione che però appare irrealizzabile. Ma La Meloni lo azzanna ai polpacci e Salvini cerca di ridarsi un profilo più radicalmente anti-sinistra. Interrogato su partito unico, in una intervista tv, spiega che queste cose non interessano alla gente. Quindi, immediatamente ha rilanciato la polemica contro i sindacati riproponendo i voucher e la flessibilità sul lavoro. Quindi è tornato a contestare quella sinistra che difende «le cooperative che sfruttano i lavoratori». Insomma, tanta panna montata per giocare su piani diversi senza farsi scoprire In questo clima di sfida continua sul fronte della destra, , malgrado le polemiche interne, le divisioni e spesso le contraddizioni evidenti, in Italia come in Europa, continua a crescere in valori assoluti tra gli elettori. Significherà pur qualcosa