Il sindaco, assente e contestato ieri a Bastogi, si mostra ai cittadini praticamente solo sui social. Sempre solo, sceglie i problemi, sceglie le domande e si dà risposte da solo. Manca totalmente ogni tipo di contatto fisico con Roma e con i suoi problemi (che pure sta affrontando).

Di Cornelius

Aveva cominciato con le solite promesse, poi aveva fatto capire di aver scelto il contatto con la “ggente”, quello vivo con i cittadini., un quartiere a settimana da battere palmo a palmo, prendendo il bello e il brutto che il contatto con il romano medio può regalare. I romani si innamoreranno di lui, Gualtieri, dicevano i suoi collaboratori. E’ durato poco, pochissimo, il sorriso stereotipato del sindaco è sparito dai radar, soprattutto dalle periferie romane. Meglio, si è trasferito sui social. Peggio, è sbarcato su Tik tok. Con tutto ciò che comporta. Può il Campidoglio dialogare con i cittadini solo sui social? Può evitare il confronto-scontro diretto con la popolazione, con gli elettori? E’ colpa di Gualtieri o della guardia pretoriana del suo gabinetto, dei suoi collaboratori, che lo tengono blindato. O sorvegliato. Solo uscite programmate, con codazzo di microfoni e telecamere al seguito, per farsi vedere davanti ai cantieri per il Giubileo e davanti ai camion dell’Ama. Non si governa così, soprattutto in una città disastrata che sente la mancanza di un punto di riferimento, di una guida, non certo di un aspirante influencer. Un sindaco non deve essere simpatico, non deve essere “uno di noi”, deve essere un duro capace di sfidare l’impopolarità per far vivere meglio l’intera comunità. E’ chiedere troppo? Caschetto d’ordinanza, social media manager al seguito, sottolineano i suoi detrattori, ha avviato il format del sindaco ingegnere. Ha scelto di mostrarsi e non di ascoltare. In città monta un fisiologico malcontento, si vive nel disagio e si accumulano malesseri, la sfiducia nella gestione della politica è alle stelle. Eludere i problemi e il dissenso non è buona politica, negare la sala del Campidoglio ai cittadini anti termovalorizzatore non è stata una buona mossa.
A questo punto del discorso qualcuno si può chiedere, ma Gualtieri non governa da solo, ha una giunta, degli assessori, una maggioranza consiliare? A tutti va bene questo trend autolesionista? Ebbene la risposta è sì. Va bene a tutti così, evidentemente. L’intera maggioranza, silenziata dalla strategia dell’unità portata avanti dal sindaco e da chi gli sta intorno. Consiglieri e presidenti di municipio consegnati al silenzio e convinti a non dar voce al malcontento, in nome di un’unità simulata e di una trasformazione della città che (forse) si vedrà. Certo non si può governare a colpi di like. Un tempo i corridoi della cittadella del potere del Campidoglio erano pieni di cronisti interessati ad ascoltare, a capire.- Oggi c’è solo gente (poca peraltro) che si aggira in quegli ambienti per fare affari, nessuno corre con dei documenti in mano come vorrebbe lo stereotipo di una amministrazione che funziona. Non ci sono come accadeva in tempi lontani, la pattuglia di consiglieri d’opposizione a fare un po’ di confusione. Gli ultimi sono i grillini, erano cinque all’epoca e la Raggi non era nemmeno protagonista. Ora nessuno contesta più,. Si risolve in un altro modo. Il segnale inquietante del degrado politico è la comparsa in aula Giulio Cesare della leggendaria figura del “pianista”. Del consigliere cioè che vota per il collega assente, che preme il pulsante per procura insomma. Orrore, direbbe qualcuno. Ma oggi da quelle parti non si scandalizza più nessuno.

In principio fu Alemanno, sommerso dalla neve e dai meme sul suo “Chiamo esercito”. Poi fu la volta di Marino, della sua Panda Rossa e del maldestro tentativo di fingersi tra la gente parlando sui social alla gente. Poi venne Raggi, sindaca più amata dell’universo mondo sui social, finita a credere che i like valessero più dei voti, salvo poi svegliarsi e ritrovarsi consigliera comunale.
L’arrivo di Roberto Gualtieri sembrava aver portato finalmente la politica romana fuori dai social. I primissimi tempi addirittura il neo sindaco pareva aver scelto la strada più tortuosa, quella della gente, del contatto vivo con i cittadini: un quartiere a settimana da battere palmo a palmo, prendendo il bello e il brutto che il contatto con il romano medio può regalare. Un suo stretto collaboratore a chi come noi esprimeva perplessità per la vittoria gonfiata dall’astensionismo diceva: “Vedrai, Roberto vi sorprenderà. È uno che sa come piacere alla gente e i romani si innamoreranno di lui”.
L’idea però è morta e sepolta dopo poche settimane, con il sindaco lentamente sparito dai radar soprattutto delle periferie romane. Troppo lavoro, troppi progetti da lanciare, un ente da ristrutturare e opere da incardinare. La rinascita e la trasformazione – le parole dei due anni di Gualtieri – sono costate al sindaco l’oblio dei romani. Sommerso dal “ma perché Roma ha un sindaco” (lamentoso mantra del romano medio), Gualtieri ha scelto, per questo 2024, la strada perdente dei suoi predecessori, quella dei social. Caschetto d’ordinanza, social media manager al seguito, ha avviato il format del sindaco ingegnere. Ha scelto di mostrarsi e non di ascoltare. Ha scelto di essere solo a raccontare ai romani la sua Roma. Chi lo critica – invero con poca eco sui giornali – gli rimprovera di non avere contatti con la gente, di eludere i problemi e il dissenso. E lui, con la sua scelta di comunicazione, conferma di aver scelto di gestire il dissenso simulando un consenso, quello dei like, diverso da quello del corpo vivo della città, scientificamente evitato come accaduto ieri a Bastogi o la settimana scorsa in Campidoglio quando è stata negata la sala ai cittadini anti termovalorizzatore, preferendo invece incontrare i sindaci.
In attesa che la trasformazione della città mostri i suoi primi veri risultati, che i cantieri si chiudano, che i soldi di Giubileo e Pnrr diventino qualcosa di concreto per i cittadini, la scelta è quella di selezionare da solo i problemi della città e da solo di dare una spiegazione. Un sindaco marzulliano che si fa le domande e si dà le risposte da solo. Ci sono i rifiuti in strada? Abbiamo pensato al termovalorizzatore e vi mostro, andando a Copenaghen, quanto sarà bello, bellissimo. Ci sono cantieri e disagi? Vado per cantieri a mostrare come stiamo lavorando bene. Nel frattempo però in città monta un fisiologico malcontento. In una casa in ristrutturazione si sta male, si vive nel disagio e si accumulano malesseri. Quando poi la ristrutturazione non viene percepita, quando si ha la sensazione che i lavori non finiranno mai, quando la sfiducia nella gestione della politica è alle stelle (lo dice l’astensionismo delle ultime elezioni, non certo chi scrive ndr), ritrovarsi davanti un sindaco con il caschetto, pur bravo e competente, che spiega quanto sarà bello bellissimo tutto, provoca solo rabbia.
E il malcontento che non trova ascolto si trasforma facilmente in dissenso nelle urne. Gualtieri del resto parte da una posizione di forte svantaggio. È stato eletto sindaco con meno voti del perdente (e asfaltato da Raggi) Giacchetti nel 2016. Ha approfittato di un’astensione record, di una sindaca uscente con il suo staff impegnata a collezionare più like che voti, di un candidato impresentabile scelto da Giorgia Meloni. Congiunture difficilmente ripetibili, la cui assenza, unita al mancato contatto con la città rischia di consegnare Roma, trasformata e si spera migliorata, a nuovi avventati progetti politici, di centrodestra (nel caso migliore), populisti di ogni specie (nel peggiore). Le politiche e le regionali del resto hanno già mostrato da che parte soffia il vento.
Una cecità che sembra aver coinvolto anche l’intera maggioranza, silenziata dalla strategia dell’unità portata avanti dal sindaco e da chi gli sta intorno. Consiglieri e presidenti di municipio consegnati al silenzio e convinti a non dar voce al malcontento, in nome di un’unità simulata e di una trasformazione della città che si vedrà (si spera). Nel frattempo quando in metro, per strada, nei mercati, sentirete chiedere dal cittadino medio dov’è Gualtieri, tirate fuori il cellulare e mostrategli tiktok: un like in più, in fondo, non va negato a nessuno.