La Serbia no, non l’avevano considerata. Ed ora ci accorgiamo improvvisamente che può diventare un problema serio.  Un paese “bifronte”, dicono gli analisti, una anomalia europea, guarda alla Ue ma sorride a Putin e Xi Jinping , dai quali riceve armi e missili. Belgrado è impegnata da anni nel negoziato di adesione alla Unione Europea, , un obiettivo definito una delle priorità della sua politica estera. Ma rifiuta di aderire alle sanzioni occidentali contro la Russia, nel pieno del conflitto armato in Ucraina e ha ricevuto in questi giorni dalla Cina un sofisticato sistema missilistico di difesa aerea. “Nulla a che vedere con la situazione attuale» in Ucraina, assicura Pechino, ma l’arrivo di missili cinesi, in una regione attraversata da tensioni e instabilità croniche come i Balcani, non può non suscitare attenzione e insieme preoccupazione nelle cancellerie occidentali.
La situazione è complicata. Pur avviata verso l’integrazione nell’Unione europea, la Serbia, principale alleato di Mosca nell’area, è l’unico Paese europeo a rifornirsi massicciamente di armamenti da Russia e Cina, con i due giganti interessati a incrementare i propri investimenti nell’economia serba e degli altri Paesi della regione. Nell’ambito del famoso progetto “Via della Seta”(tanto caro al ministro degli esteri italiano Di Maio) e dei suoi piani di penetrazione nel tessuto economico dell’Europa, la Cina sta attuando in Serbia forti investimenti soprattutto nei settori industriale, minerario e metallurgico, e in quello delle infrastrutture, in particolare nel progetto di una linea ferroviaria veloce fra Belgrado e Budapest. Buona parte dell’armamento in dotazione all’esercito serbo  proviene poi dalla Russia: carri armati, mezzi blindati, elicotteri, sistemi di avvistamento. E nei mesi scorsi Russia e Bielorussia hanno donato a Belgrado rispettivamente sei e quattro aerei caccia MiG-29 usati, coi quali il Paese balcanico ha rafforzato il suo dispositivo di protezione aerea, al cui potenziamento ulteriore contribuirà il sistema missilistico cinese. Non basta questo per preoccupare gli europartners? Belgrado è dietro casa, sulle sponde orientali dell’Adriatico, molto più vicina dell’Ucraina. Oggi non c’è odore di guerra, ma nei Balcani non si sa mai
.Consapevole forse delle crescenti preoccupazioni occidentali, ma anche per ovviare alle probabili difficoltà nelle forniture per le sanzioni internazionali alla Russia, il presidente Vucic ha appena annunciato l’intenzione di acquistare caccia francesi Rafal e droni turchi. Ma non basta a rassicurare l’Europa e i paesi confinanti. I Balcani rappresentano un’area che prende fuoco facilmente