E’ l’uomo d’affari piu’ famoso in Cina e, per i suoi connazionali, il simbolo del “self made man”. Ma a 56 anni, Jack Ma è sparito da due mesi, da quando cioè è arrivata la mossa di Xi Jinping che sembra intenzionato a tagliargli le ali: perche’ il miliardario, anche nel 2020 in cima alla classifica degli uomini piu’ ricchi della Cina, sta affrontando il momento piu’ difficile da quando ha dato il via, nel 1999, alla sua piattaforma di e-commerce Alibaba, e vede erodersi la sua popolarita’ ai piani alti, e altissimi, della politica nazionale. Ed è da ottobre che Jack Ma non appare in pubblico. Si tratterebbe di una scelta, la sua, per stare lontano dai riflettori in un momento in cui rischia moltissimo.

La decisione di mettere sotto inchiesta per pratiche monopolistiche la piu’ grande azienda di e-commerce del Paese segna l’azione piu’ aggressiva delle autorita’ di regolamentazione cinesi per mettere la briglia al crescente peso delle aziende tecnologiche cinesi. Dopo l’annuncio di Pechino, oggi le azioni di Alibaba Group Holding Ltd sono crollate di oltre l’8% (8,13%), il piu’ grande calo giornaliero in sei settimane. Ma l’annuncio e’ soprattutto l’inizio formale della repressione del Partito Comunista contro il gioiello della corona, un gioiello dal dominio tentacolare, che abbraccia tutto, dall’e-commerce alla logistica e ai social media. Un pressing che rientra nello sforzo piu’ ampio per frenare una sfera sempre piu’ influente, quella di Internet. Una volta acclamati come motori della prosperita’ economica e simboli dell’abilita’ tecnologica del paese, Alibaba e i suoi rivali come Tencent Holdings Ltd. affrontano la crescente pressione perche’ raccolgono centinaia di milioni di utenti e hanno acquisito influenza su quasi ogni aspetto della vita quotidiana in Cina.

L’ascesa del miliardario e’ nota: nato in un ambiente povero, il padre che faticava a mantenere la famiglia, un diploma di maturita’ fallito due volte, lavori saltuari, fino alla creazione di Alibaba in un appartamento di Hangzhou con pochi soldi presi in prestito da amici. Jack Ma decide di abbandonare la professione di insegnante all’universita’ dopo aver scoperto Internet in un viaggio negli Stati Uniti e aver colto la possibilita’ offerta alle aziende di scambiare le loro merci on line. Allo stesso modo, coglie subito le potenzialita’ degli smartphone: con il suo servizio Alipay diventa il pioniere dei pagamenti elettronici ‘mobile’. Queste intuizioni gli hanno fatto guadagnare la reputazione di visionario in un Paese dove il contante va scomparendo a favore del pagamento tramite smartphone.

Nel 2006, il decollo della piattaforma di e-commerce di Alibaba, Taobao, costringe l’azienda americana eBay a ritirarsi dal mercato cinese. Il trionfo arriva nel 2014 quando Alibaba si quota in borsa a Wall Street, raccogliendo 25 miliardi di dollari, un record per l’epoca. Il gruppo ripete l’impresa lo scorso anno a Hong Kong, raccogliendo 13 miliardi di dollari. Ma la sua ascesa apparentemente senza limiti riesce a guadagnargli inimicizie ai vertici del regime comunista, con il quale sintetizza i rapporti nel 2007 al forum di Davos: “La mia filosofia consiste nell’essere innamorato del potere ma non sposarlo mai”.

E questa linea infastidisce i piani alti a Pechino, ancora piu’ irritati da un discorso di aperta critica che Jack Ma pronuncia durante un forum economico a Shanghai, il 24 ottobre scorso: critica pesantemente il sistema bancario cinese, paragonandone il modello operativo a quello di “un monte dei pegni”; ha anche da ridire su uno dei mantra di Pechino, la prevenzione dei rischi del sistema finanziario. Jack Ma adesso deve fare i conti con il regime: ufficialmente fuori da Alibaba dallo scorso anno, non si vede in pubblico dall’inizio di novembre e dalla cancellazione in extremis dell’Ipo Ant Group. Una battuta d’arresto che gia’ gli e’ costata il titolo di uomo piu’ ricco della Cina, nonostante un patrimonio ancora valutato 58 miliardi di dollari. La decisione di annullare l’Ipo sarebbe arrivata dal livello piu’ alto possibile in Cina, probabilmente dallo stesso Xi Jinping: il presidente sembra determinato a combattere le tendenze monopolistiche di gruppi privati le cui piattaforme di vendita online sono utilizzate da centinaia di milioni di cinesi. “Il partito ha ricordato ancora una volta a tutti gli imprenditori privati che non importa quanto tu sia ricco e di successo, ti puo’ tirare via il tappeto da sotto i piedi in qualsiasi momento”, ha commentato Bill Bishop, l’autore di Sinocism, la newsletter incentrata sulla Cina. In sostanza, Jack Ma ha peccato di arroganza e Pechino ha deciso di mettergli guinzaglio. E ora deve affrontare il rischio davvero di dover uscire di scena.