Pacifici: “A rischio soprattutto latte e ortofrutta”. 

Il caro bollette che fa registrare un incremento del 30% e l’aumento dei costi delle materie prime di oltre il 50%, pesano enormemente sull’agroalimentare. “Questa situazione sta mettendo a rischio il futuro delle imprese agricole italiane – spiega il presidente di Coldiretti Viterbo, Mauro Pacifici – molte aziende stanno valutando di ridurre le coltivazioni e c’è chi addirittura non intende farle partire a causa dei costi di produzione troppo alti. Quello che rischiamo è una forte diminuzione dell’offerta alimentare con un inevitabile conseguente aumento dell’inflazione, che in questo modo continuerebbe a salire”.

Una situazione che riguarda soprattutto l’ortofrutta, ma la crisi non risparmia neanche gli altri settori, primo tra tutti quello della zootecnia, già fortemente colpita dalle conseguenze della pandemia e dalle speculazioni che ne sono conseguite da parte di chi ha cercato di tratte un illecito vantaggio da tutto questo. Una situazione di difficoltà che nelle stalle si somma ai pesanti rincari delle materie prime per l’alimentazione degli animali, con il mais che registra il maggior incremento del decennio con +74% annuo, mentre la soia ha raggiunto il picco da quasi sette anni con +77%. A subire gli effetti è l’intero sistema agroalimentare dove i costi della logistica arrivano ad incidere attorno ad 1/3 sul totale dei costi per frutta e verdura.

“Serve un deciso intervento per contenere la bolletta energetica nelle campagne – aggiunge Pacifici – e garantire continuità della produzione agricola ed alimentare. Così come occorre garantire la sostenibilità finanziaria delle stalle, affinché i prezzi riconosciuti per latte e carne non scendano sotto i costi di produzioni, ma sono necessari interventi strutturali anche per ridurre la dipendenza dall’estero”.

E contro le pratiche commerciali sleali Coldiretti ha sostenuto e vinto una battaglia che ha portato all’approvazione del decreto che inserisce norme a tutela degli agricoltori e garantisce loro il giusto prezzo soprattutto da parte della grande distribuzione, che con le offerte sottocosto mette a rischio il futuro dei produttori.

“Fingere di combattere l’inflazione con campagne di vendita sottocosto – conclude Pacifici – è controproducente per le nostre imprese, che in questo modo non riescono neanche a coprire i costi di produzione. Basti pensare che per ogni euro speso per l’acquisto di alimenti, quello che viene riconosciuto agli agricoltori è pari a 15 centesimi”.