VITERBO- E’ allarme siccità a Viterbo, dove gli agricoltori devono fare i conti anche con il caro carburante e il caro energia, che ha fatto lievitare i costi per il gasolio necessario al funzionamento delle pompe elettriche. Il rischio​ è che si proceda anche per la Tuscia, come è già avvenuto a Frosinone e Latina, con il razionamento dell’acqua e la sospensione in determinate fasce orarie. Proprio ieri la federazione regionale ha chiesto lo stato di calamità causato dalla siccità alla Regione Lazio. E per far fronte alle problematiche delle aziende Coldiretti ha presentato al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali due emendamenti che prevedono l’estensione del credito di imposta anche al secondo trimestre 2022 e per le serre, oltre ad un sostegno per fronteggiare il caro carburante con i costi lievitati per l’acquisto del gasolio. “Un aggravio di costi per i nostri agricoltori – spiega il presidente di Coldiretti Viterbo, Mauro Pacifici – che quest’anno sono stati costretti anche ad anticipare le irrigazioni di 40 giorni per consentire la semina su terreni aridi. Una situazione che comporta un aggravio di costi per le aziende agricole che sono costrette ad utilizzare motori a pompe elettriche e dunque a consumare gasolio, in un momento in cui i costi per il caro carburante e il caro energia sono lievitati. Tutto questo sta portando sul lastrico le nostre aziende, già in difficoltà per la crisi economica determinata dalla pandemia e l’aumento dei costi delle materie prime”.

La siccità ha portato a cambiare anche le scelte di coltivazione e preoccupa fortemente la riduzione delle rese di produzione delle coltivazioni in campo, come il grano che fa segnare quest’anno un calo del 15% delle raccolta. Sono in difficoltà anche le coltivazioni di girasole, mais, e gli altri cereali, oltre a quella dei foraggi per l’alimentazione degli animali e di ortaggi e frutta, che hanno bisogno di acqua per crescere.

Un’emergenza che a livello nazionale costa 10 miliardi di euro. Secondo una stima della nostra federazione regionale, solo nel Lazio a causa della siccità si contano danni per oltre 250 milioni di euro. “Costi che riguardano investimenti sostenuti per le semine – aggiunge Pacifici – aggravio di spese per gasolio o corrente per irrigare, mancata produzione diretta di foraggio per gli allevamenti e mancato reddito per ortofrutta, oltre ai cali produzione per vino e olio, che sono le più colpite”.

Con il picco del caldo da bollino arancione in molte città e la carenza idrica, rischia di aumentare la dipendenza dall’estero, da dove arriva il 64% del grano tenero che serve per pane, biscotti, dolci, il 47% del mais per l’alimentazione delle stalle, il 44% del grano duro per la pasta e il 27% dell’orzo, secondo le stime di Coldiretti.

“Servono misure immediate per garantire l’approvvigionamento alimentare della popolazione – conclude Pacifici – ed è necessario avviare con urgenza un grande piano nazionale per gli invasi che Coldiretti propone da tempo. Solo l’11% dell’acqua piovana viene raccolta e con questo intervento potremmo arrivare al 50%, evitando così situazioni di crisi come quella che stiamo vivendo e che siamo costretti ad affrontare ogni anno. Il nostro Paese ha bisogno di nuovi invasi a servizio dei cittadini e delle attività economiche, come quella agricola che in presenza di acqua potrebbe moltiplicare la capacità produttiva”.