Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato diverse lettere pervenute in redazione riguardanti esperienze di utenti che si sono imbattuti nelle problematiche del Pronto Soccorso dell’Ospedale “L.P. Delfino” di Colleferro.
Il nostro atteggiamento nei confronti dell’Ospedale di Colleferro è sempre stato, e sempre sarà, assolutamente benevolo e di sostegno incondizionato.
L’importanza di un presidio del genere nella nostra città è evidente a tutti, e male abbiamo digerito, insieme ai cittadini, le chiusure dei reparti di Neonatologia, Ostetricia, Ginecologia e Pediatria.
Siamo sempre stati convinti che in quel caso si trattò di una manovra studiata ad arte per valorizzare il “Coniugi Bernardini” di Palestrina, presso cui furono poi trasferiti i reparti in quel triste Luglio del 2015.
Allora si parlò di “numeri”, quelli delle nascite, probabilmente gestite in maniera da sbilanciarli, nel tempo, in favore del nosocomio prenestino…
A poco serve piangere sul latte versato, ma non vorremmo che la medesima operazione fosse stata messa in atto nei confronti del Pronto Soccorso o, peggio, già portata a termine a proposito di altre specialità.
In quest’ultimo caso richiamiamo qui il sito web della stessa Asl Roma 5, dove, nella pagina dedicata all’Ospedale di Colleferro, nel menu a lato i primi tre link, sono dei puntini di sospensione che conducono a pagine in costruzione che riguardavano la neurofisiopatologia, l’immunoematologia e trasfusione nonché l’assistenza di ematologia, medicina trasfusionale e patologia dell’emostasi…
Ma tornando al Pronto Soccorso, non stiamo qui a stigmatizzare il comportamento di determinati operatori sanitari (dai medici agli oss) – cosa che evidentemente hanno fatto i lettori con le lettere che abbiamo pubblicato -.
Rimaniamo altresì convinti che tali operatori rappresentino una sparuta minoranza, rispetto a tantissimi loro colleghi che invece meritano le lodi degli utenti.
E pubblichiamo con piacere anche lettere in tal senso… Alcune delle quali sono “salite agli onori” della condivisione sulla pagina social dell’Asl Roma 5…

Ma ci chiediamo se, anche solo come “segnalazioni”, di certe problematiche qualcuno si stia occupando al fine di risolverle…
Cosa intendono fare al riguardo i vertici, a salire, dalla Asl Roma 5 fino all’Assessorato regionale alla Sanità, retto da Alessio D’Amato che pure – per esempio nella gestione della pandemia -, ha dato fin qui prova di efficienza e risolutezza tanto da mettere in luce la Regione Lazio come una tra le più organizzate d’Italia?
Ci chiediamo se – anche, ma non solo, al di là delle particolari esperienze raccontate dai lettori – il Pronto Soccorso di Colleferro sia messo nelle migliori condizioni di operare e sia in grado di offrire all’utenza il servizio che merita, sia dal punto di vista qualitativo e quantitativo.
Nelle lettere che abbiamo pubblicato leggiamo di “pazienti molto malati ammassati dentro una stanza senza finestre” e di “medici poco empatici e poco collaborativi”…
Il tutto in un “ambiente chiuso” – e non solo “isolato” a causa del covid – dal quale non può “uscire nulla”.
Né informazioni e/o rassicurazioni per i parenti che hanno visto il loro congiunto sparire oltre la porta della sala d’attesa del Pronto Soccorso, e non saperne più nulla, per ore ed ore…
Né notizie da fornire ai cittadini, tanto “in entrata”, quanto “in uscita”…

A proposito di quest’ultima affermazione accade infatti che il Direttore Generale, dr. Giorgio Giulio Santonocito, scriva a tutto il personale dell’Asl Roma 5 «ribadendo ai dipendenti che le interviste possono essere rilasciate alla stampa, solo previa autorizzazione scritta» dello stesso Direttore generale…
“Ribadendo”… qualcosa che probabilmente era già stato chiarito verbalmente o già scritto nel codice etico dei dipendenti pubblici.