Napoleon courtyard of the Louvre museum at night time, with Ieoh Ming Pei's pyramid in the middle.

Sono stati arrestati due dei responsabili del clamoroso furto al Louvre, avvenuto una settimana fa, durante il quale sono stati rubati otto gioielli della Corona francese custoditi nella Galleria di Apollo. A incastrare i ladri, entrambi trentenni e già noti alle forze dell’ordine per furti e rapine in gioielleria, sono state le tracce di Dna lasciate sul luogo del colpo.

I due uomini, residenti nel quartiere di Aubervilliers, a nord di Parigi, erano sotto sorveglianza da giorni. La polizia è intervenuta quando uno di loro, un franco-algerino, stava per imbarcarsi su un volo Air Algérie diretto ad Algeri. Il secondo è stato fermato poche ore dopo.
L’operazione, condotta da oltre 100 inquirenti, è stata mantenuta segreta fino alla conferma ufficiale, ma ora è scattato l’allarme per gli altri membri della banda, ancora in fuga e probabilmente in possesso della refurtiva, stimata in 88 milioni di euro.

Gli investigatori hanno potuto risalire all’identità dei due grazie a 150 campioni biologici raccolti su oggetti abbandonati durante la fuga: guanti, utensili, una fiamma ossidrica, benzina, un walkie-talkie, un casco e perfino un gilet giallo.
Il confronto tra i profili genetici e le banche dati dei criminali schedati ha portato rapidamente all’identificazione. Le immagini delle telecamere di sorveglianza e i tabulati telefonici hanno confermato la pista.

Il furto, durato meno di dieci minuti, è avvenuto usando un montacarichi rubato pochi giorni prima a un operaio della banlieue. I ladri, sorpresi dagli allarmi, non hanno avuto il tempo di bruciare il materiale utilizzato, come previsto, e sono fuggiti su due scooter di grossa cilindrata. Tra gli oggetti lasciati al Louvre, anche una tanica di carburante, segno che il piano prevedeva la distruzione delle prove.

I due arrestati sono ritenuti esecutori su commissione: gli inquirenti cercano ora di risalire ai mandanti del colpo, sospettando l’intervento di una rete criminale internazionale. Gli interrogatori in corso mirano a ottenere informazioni sui due complici ancora latitanti e sul possibile nascondiglio dei gioielli.

Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha espresso “le più vive congratulazioni” agli investigatori per la rapidità dell’operazione, esortando a proseguire “con la stessa determinazione” fino al recupero dell’intera refurtiva.
Più dura la reazione della procuratrice di Parigi, infastidita dalle fughe di notizie che avrebbero potuto compromettere le indagini.

Il mistero dei gioielli della Corona resta dunque aperto: due uomini in manette, due in fuga e un tesoro da quasi 90 milioni di euro ancora disperso.