Si confermano, purtroppo anche per questa fine primavera, i segnali di forte cambiamento climatico con temperature medie in buona parte dell’Europa occidentale su valori prettamente estivi e totale assenza di piogge o quasi. Nelle nostre zone l’eccessivo caldo sta impedendo la corretta maturazione dei cereali, già colpiti dalla siccità dei mesi scorsi, con probabili forti perdite nella produzione. Ma danni si registrano sui foraggi, nell’ortofrutta e conseguenze negative anche negli allevamenti. Soprattutto si accentua il già marcato deficit idrico degli ultimi mesi. Alcune riflessioni dovremmo cominciare a farle in modo serio sull’acqua, sulla sua gestione e sul suo utilizzo. Continuando questo trend climatico temo che non ci sarà coltura agricola che non avrà bisogno di supporto irriguo, grani compresi. L’ordinanza dello scorso anno emessa dal sindaco di Nepi è l’esemplificazione di quello che a mio parere non si deve fare e che dobbiamo per tempo evitare di dover fare. Impedire agli agricoltori di produrre cibo utilizzando l’acqua è una scelta che denuncia miopia, mancanza di idee, di conoscenza e di incapacità di programmazione a livello di enti locali e non solo. Al di là delle nuove tecniche digitali che gli agricoltori stanno applicando ogni giorno di più e che soprattutto nel risparmio idrico stanno dando notevoli risultati, le Regioni in primis, dovranno necessariamente progettare e realizzare opere che consentano di raccogliere in bacini l’acqua piovana, oltre che mettere in sicurezza da perdite e sprechi le reti idriche e gli acquedotti. Non possiamo continuare a destinare le risorse europee per l’agricoltura in iniziative sterili, inutili, senza respiro, senza un disegno e una visione complessiva dell’insieme. Si abbia il coraggio e la capacità di guardare a ciò che è e sempre più sarà necessario per evitare guerre tra assetati e affamati. Diversi bacini realizzati nel territorio dell’Alto Lazio consentirebbero sia un aumento del volume di acqua utilizzabiIe in agricoltura, sia una riduzione dei consumi energetici, migliorerebbero la qualità dei prodotti e concilierebbero i tre diversi connotati della sostenibilità. Le Istituzioni, viste soprattutto le indicazioni del mondo scientifico, dovrebbero prendere atto della situazione e senza perdere più tempo, (di bacini idrici in provincia di Viterbo ne sento parlare da trenta anni e finora nulla si è fatto), iniziare a riflettere e quanto prima a proporre soluzioni che non siano gli assurdi divieti stabiliti da ordinanze che nulla risolvono e abbandonano a se stessa la nostra categoria.
Approfitto per la seconda volta della campagna elettorale in atto in molti comuni nel viterbese e nel reatino, per informare e sollecitare anche i candidati sindaci, in modo particolare quelli di Viterbo (Rieti ha esigenze diverse), nella speranza che, come è già successo per Frontini e Allegrini sulla fauna selvatica, essi possano proporre idee e iniziative volte a risolvere o almeno attenuare le problematiche sulla gestione e il reperimento delle acque di falda e di superficie. La nostra speranza è quella di avere sindaci che ci aiutino, ci stiano vicino e che non si girino dall’altra parte dicendo che nulla possono fare sull’agricoltura se non mettere tasse e divieti. Per tutti coloro che volessero starci accanto, il consiglio è comunque sempre quello di partire dalle fondamenta piuttosto che dal tetto, e quindi dalle condizioni che stanno alla base del nostro lavoro e della produzione. I marchi, i gazebo, le fiere sono ottime iniziative ma prima pensiamo a ottenere quel cibo e quei prodotti senza i quali nessuna manifestazione enogastronomica, nessuna sagra sarà mai possibile fare.