L’economia italiana rischia di entrare rapidamente in una fase di stagnazione, con possibili scenari peggiori se non si arresta l’instabilità geopolitica e non si risolvono le tensioni che stanno mantenendo elevati i prezzi dell’energia. È l’allarme lanciato da Alessandro Fontana, direttore del Centro Studi di Confindustria, intervenuto al Festival dell’Economia di Trento.
Secondo Fontana, il quadro congiunturale continua a peggiorare e, senza una rapida stabilizzazione internazionale e la riapertura dello Stretto di Hormuz, l’Italia potrebbe avvicinarsi a uno scenario recessivo già dopo l’estate. L’aumento del prezzo del petrolio e le conseguenze delle tensioni in Medio Oriente stanno infatti alimentando inflazione, riducendo la fiducia di famiglie e imprese e mettendo sotto pressione il credito.
Il Centro Studi di Confindustria evidenzia come il deterioramento degli indicatori economici sia generalizzato: calano consumi, investimenti e fiducia, mentre i servizi rischiano una frenata. L’industria, al momento, viene sostenuta soprattutto dagli investimenti legati al Pnrr, destinati però a esaurirsi nei prossimi mesi.
Fontana ricorda che le previsioni di primavera delineavano tre possibili scenari — rallentamento, stagnazione e recessione — e che, con il mese di giugno, l’economia italiana sembra avvicinarsi proprio alla fase di crescita zero. Alcuni segnali positivi arrivano solo dall’export, grazie alla capacità delle imprese di diversificare i mercati, mentre il resto degli indicatori resta negativo.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda il settore delle costruzioni, dove l’Istat registra un calo della produzione per il quinto mese consecutivo, con livelli tornati ai minimi da agosto scorso.
Accanto al quadro congiunturale, il Centro Studi analizza anche il Pnrr, considerato un fattore cruciale per la crescita. L’Italia risulta tra i Paesi più avanzati nella spesa delle risorse, ma la fase di attuazione dei progetti viene definita decisiva. Secondo Confindustria, infatti, mancano strumenti efficaci per misurare gli effetti reali del piano su Pil, produttività e riduzione dei divari territoriali. Inoltre, l’impatto positivo del Pnrr sull’economia è destinato a ridursi una volta completati gli investimenti.
Infine, Fontana mette in guardia anche sulle tensioni commerciali internazionali, definendo le guerre dei dazi “autodistruttive”. Al momento, pur senza effetti evidenti sulle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti, si osservano segnali di riorganizzazione delle catene produttive, indice di un riassetto globale in corso.
Nel complesso, l’economia italiana appare quindi sospesa tra fragilità congiunturali, rischi geopolitici e la progressiva esaurimento delle principali leve di sostegno alla crescita.










