ROMA – Un incontro cruciale tra le principali associazioni di categoria rappresentanti delle strutture ambulatoriali private e dei laboratori di analisi cliniche accreditati e il Ministero della Salute ha avuto esito deludente. Secondo quanto riportato dall’Uap (Unione ambulatori e poliambulatori), il Ministero ha respinto la richiesta di proroga necessaria a livello nazionale per l’applicazione del nuovo nomenclatore tariffario. Questa decisione, avverte l’Uap, comporterà seri danni economici sia per le strutture pubbliche che per quelle private autorizzate, minacciando il sistema sanitario italiano nel suo complesso.

L’incontro, che aveva come obiettivo la discussione sull’implementazione del nuovo nomenclatore tariffario di specialistica ambulatoriale e la richiesta di proroga, ha visto la partecipazione di rappresentanti di varie organizzazioni, tra cui Confapi Salute Università e Ricerca, Anisap e Federlab Italia.

L’Uap si è opposta con vigore a provvedimenti tampone e ha richiesto spiegazioni sul diniego della proroga, soprattutto considerando che alcune regioni come l’Emilia Romagna, la Toscana e la Lombardia hanno adottato misure per mitigare l’impatto negativo del nuovo nomenclatore sulle proprie strutture sanitarie pubbliche.

Mariastella Giorlandino ha sollevato la questione dei danni per le regioni che non possono istituire punti prelievo rispetto a quelle dove ciò è consentito, in virtù del federalismo sanitario, e ha chiesto se siano state considerate le conseguenze sul disavanzo dei bilanci degli ospedali pubblici.

Secondo l’Uap, è incomprensibile come si possano pareggiare i costi se il ticket per una mammografia negli ospedali pubblici è di soli 34 euro, a fronte di un costo finale superiore ai 400 euro, con il debito che graverà sugli italiani. Si solleva anche il problema della sopravvivenza delle strutture private, che devono autofinanziarsi. Pertanto, l’Unione ambulatori e poliambulatori chiede l’adozione dei nomenclatori già in uso per non danneggiare ulteriormente le strutture ospedaliere pubbliche e private. La richiesta finale è chiara: nessun provvedimento tampone, ma una soluzione che tenga conto delle reali esigenze del sistema sanitario italiano.