Giuseppe Conte è stato ascoltato per oltre cinque ore dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid. L’ex presidente del Consiglio ha respinto le accuse rivolte al suo governo, rivendicando la correttezza delle decisioni adottate durante la pandemia e denunciando quello che ha definito un «plotone d’esecuzione» politico.
Nel corso dell’audizione, il leader del Movimento 5 Stelle ha annunciato di aver consegnato alla procura di Roma un fascicolo ricevuto anonimamente relativo a una fornitura di mascherine della Jc Electronics. Secondo Conte, il materiale conterrebbe elementi da approfondire anche in relazione alla transazione con cui la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute avrebbero chiuso il contenzioso con la società, riconoscendole circa 100 milioni di euro.
L’ex premier ha criticato duramente l’accordo, chiedendo come sia stato possibile destinare una somma così elevata all’azienda prima della conclusione del giudizio cautelare. La Jc Electronics ha replicato sostenendo che il documento citato da Conte sarebbe già stato esaminato nei procedimenti giudiziari e che la conformità delle mascherine sarebbe stata riconosciuta anche dall’Inail e dall’Agenzia delle Dogane.
Lo scontro si è rapidamente spostato sul piano politico. Conte ha accusato Giorgia Meloni di essere la regista degli attacchi nei suoi confronti, invitandola a confrontarsi direttamente senza ricorrere a «trucchetti» e «mezzucci». La presidente del Consiglio ha risposto affermando che il lavoro della commissione non rappresenta un processo contro una singola persona, ma un dovere verso il Paese e verso le vittime della pandemia.
Durante la lunga autodifesa, Conte ha ripercorso le principali decisioni assunte tra il 2020 e il 2021. Ha difeso la proclamazione e la proroga dello stato d’emergenza, respingendo l’accusa di aver instaurato una «dittatura sanitaria», e ha giustificato l’utilizzo dei Dpcm come lo strumento più rapido e adeguato per fronteggiare l’evoluzione del virus.
Sul tema dei vaccini, ha ricordato che la campagna era iniziata sotto il suo governo lasciando libertà di scelta, attribuendo invece al successivo esecutivo guidato da Mario Draghi l’introduzione degli obblighi. Ha inoltre respinto ogni vicinanza alle posizioni no vax, sostenendo di non aver mai assecondato pulsioni antiscientifiche.
Conte ha rivendicato anche il ruolo svolto in Europa per ottenere la sospensione del Patto di stabilità e la nascita del Recovery Fund, tornando poi a criticare il governo Meloni per la riforma delle regole europee e per il piano di riarmo dell’Unione.
Alle contestazioni del centrodestra sul mancato aggiornamento del piano pandemico e sulle scelte compiute durante l’emergenza, l’ex premier ha ricordato che dal 2006 si erano succeduti otto governi. «Potete scavare quanto volete, non troverete nulla di illecito», ha dichiarato, assicurando di aver agito con disciplina e onore.
L’audizione proseguirà con una nuova seduta, già fissata per lunedì 14 settembre.










