Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha espresso l’intenzione di impugnare la decisione della Corte d’Appello di Roma riguardante l’utilizzo delle diciture “genitore 1 e genitore 2” sulle carte d’identità dei minori. Questa decisione fa seguito al ricorso presentato da una coppia di mamme contro un decreto ministeriale del 2019, promosso dall’allora Ministro Matteo Salvini, che prevedeva la sostituzione dei termini “padre” e “madre” con “genitore 1 e genitore 2”.

La Corte d’Appello di Roma, in una sentenza di febbraio, ha ordinato al Ministero dell’Interno di indicare sulle carte d’identità dei minori il termine “genitore” o una dizione corrispondente allo stato civile dei genitori. Il Consiglio dei Ministri ha deliberato di conferire mandato all’Avvocatura dello Stato per ricorrere in Cassazione contro questa decisione.

La controversia ha scatenato reazioni diverse: mentre il vicepremier Salvini ha criticato la decisione della Corte, sostenendo che cancellare le parole “mamma” e “papà” per legge sia assurdo, l’associazione Famiglie Arcobaleno ha accolto positivamente la sentenza, sostenendo che essa smentisce il decreto ministeriale del 2019.

La questione riguarda una coppia di mamme che ha chiesto un documento d’identità che rifletta la reale composizione della loro famiglia, e già in primo grado il tribunale aveva accolto la loro richiesta, dichiarando il decreto ministeriale illegittimo.

Il dibattito su questo tema rimane acceso, con opinioni contrastanti sulla rappresentazione delle diverse conformazioni familiari nei documenti ufficiali.