Giovedì 14 marzo 2024 si è tenuto il Convegno “Medicina di Genere: l’impatto sull’organizzazione dei percorsi assistenziali e terapeutici”, organizzato dal Policlinico Tor Vergata, presso l’Aula Fleming della Facoltà di Medicina dell’Università di Roma Tor Vergata.

Presenti all’apertura dei lavori il Prof. Andrea Magrini, Direttore Sanitario del PTV, la Prof.ssa Maria Grazia Marciani, Presidente del Comitato Etico, il Prof. Alberto Siracusano, Coordinatore del Tavolo Tecnico per la Salute Mentale presso il Ministero della Salute, il Prof. Stefano Marini, Preside Facoltà di Medicina e Chirurgia UTV e la Prof.ssa Anna Maria Moretti, Presidente Nazionale Società Internazionale Medicina di Genere.

 Responsabili scientifici dell’evento la Prof.ssa Cinzia Niolu, Direttore U.O.C. Psichiatria e Psicologia, la Prof.ssa Elena Campione, Responsabile del Programma Dermatologia Oncologica e la Prof.ssa Girolama Alessandra Marfia, Responsabile della U.O.S.D. Sclerosi Multipla.

Il Policlinico Tor Vergata, con questo confronto, ha voluto porre attenzione sull’obiettivo della equità nell’attività assistenziale genere indipendente. Finalità di questo evento formativo è stato anche quello di promuovere la cultura della Medicina di Genere nel personale sanitario al fine di migliorare la comunicazione e l’attenzione alla persona nella presa in carico, anche attraverso l’utilizzo di un linguaggio inclusivo, contribuendo ad una visione integrata e multidisciplinare della salute, che tenga conto delle specificità e delle esigenze di ogni persona.

 

Gli esperti intervenuti, riconosciuti professionisti di rilevanza nazionale, hanno illustrato approfonditamente con il supporto di analisi ed esperienze i diversi trasversali aspetti della medicina di genere che studia come le differenze biologiche, epigenetiche, psicologiche e socioculturali tra persone di generi diversi influenzino lo stato di salute e di malattia, nonché la risposta alle terapie.

Alcuni parametri fisiologici (altezza, peso, percentuale di massa magra e grassa, quantità di acqua, pH gastrico) sono differenti nell’uomo e nella donna e condizionano l’assorbimento dei farmaci, il loro meccanismo di azione e la loro successiva eliminazione. Nonostante queste variabili, la risposta ai farmaci, le prestazioni dei dispositivi medici e gli effetti del loro utilizzo sono stati studiati, fino ad oggi, prevalentemente su soggetti di sesso maschile.

 

Nei contributi esposti durante questa giornata formativa sono state incluse le differenze non solo in termini di binarismo di genere uomo/donna, ma anche i bisogni specifici delle persone che appartengono alla comunità LGBTIQ+, approfondendo le criticità peculiari della presa in carico di chi manifesta differenti identità e orientamenti sessuali. Molte credenze attuali necessiteranno una importante revisione critica con un conseguente, rilevante impatto sociale. La Medicina genere specifica è un dovere scientifico, clinico, didattico e di conseguenza etico che attraversa tutte le specialità mediche.

“Pensare a modelli innovativi che riguardino l’approccio clinico, gli indicatori di esito e di cura condivisi con i pazienti, l’utilizzo di strumenti digitali per la conoscenza e l’integrazione del vissuto del/della paziente con i dati clinici offrono la possibilità di contribuire allo sviluppo di sistemi sanitari più efficaci ed efficienti” afferma il Direttore Sanitario del Policlinico Tor Vergata, Prof. Andrea Magrini. “La compenetrazione tra il SSN e la Medicina di Genere è essenziale per garantire cure mediche e prestazioni sanitarie adattate alle esigenze specifiche di singoli individui e di diverse popolazioni. Nasce dalla crescente consapevolezza delle differenze associate al genere, con il fine ultimo di garantire a ogni persona la migliore cura, rafforzando il concetto di “centralità del paziente” e di personalizzazione delle cure”.

   

Il Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia UTV, Prof. Stefano Marini, ha sottolineato come l’impegno della Università debba essere quello di integrare la dimensione di genere, argomento trasversale in varie discipline, nei contenuti della didattica, della ricerca e dell’innovazione, al fine di migliorare la qualità scientifica e la diffusione delle conoscenze e delle tecnologie. “Investire in una ricerca che consideri le differenze biologiche e di genere unitamente ai principali fattori di rischio”.

 

La salute del futuro è ONEHEALTH! Pensare ad un approccio unitario alla salute, promuovere un modello sanitario basato sulla integrazione di discipline diverse e guardare alla persona nella sua globalità, con una maggiore attenzione alle fragilità ed ai determinanti sociali” sottolinea il Prof. Alberto Siracusano, Coordinatore del Tavolo Tecnico per la Salute Mentale presso il Ministero della Salute.

 

La Prof.ssa Maria Grazia Marciani, Presidente del Comitato Etico del PTV, ha sottolineato che l’obiettivo di erogare un’assistenza appropriata e personalizzata possa essere raggiunto solo attraverso l’impegno nella ricerca scientifica che porterà ad una sempre maggiore predisposizione di protocolli e linee guida che tengano conto delle differenze.

 

La Prof.ssa Anna Maria Moretti, Presidente dell’International Society for gender Medicine, in collegamento da remoto, ha evidenziato che la dimensione di genere nella salute è una necessità di metodo e di analisi che deve diventare, quanto prima, uno strumento di governo e programmazione sanitaria.

 

La Prof.ssa Giovannella Baggio, titolare della prima cattedra di Medicina di genere, oggi Professore ordinario presso l’Università di Padova e Presidente del Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di genere, Membro eletto dello Scientific Board della International Society for Gender Medicine ha tenuto una Lettura Magistrale “Dalla Medicina di Genere alla Medicina Genere Specifica”. La Prof.ssa ha illustrato la storia della medicina di genere nel corso degli anni, le differenze di genere nella pratica clinica, l’importanza dell’appropriatezza e personalizzazione delle cure che devono mutare e adeguarsi alle sfide sanitarie del futuro, rimanendo al passo con le esigenze di salute dei cittadini, che evolvono a ritmo crescente.

 

Uomini e donne non sono uguali in medicina: si ammalano in modo diverso, di malattie differenti, non hanno gli stessi sintomi e rispondono in modo dissimile alle terapie, partecipando al racconto del proprio vissuto in modalità del tutto propria, riportando una personale percezione del sé. Anche l’accesso alle cure presenta rilevanti diseguaglianze legate al genere.  Questi aspetti sono emersi, in tutta la loro importanza, anche durante la pandemia da Covid-19. Secondo le statistiche, l’infezione da SARS-CoV-2 ha prodotto effetti diversi negli uomini e nelle donne i quali, per essere spiegati, è stato necessario prendere in considerazione differenze di tipo ormonale, genetico, epigenetico, stili di vita che hanno impattato sull’efficacia della risposta immunitaria. Per molto tempo questa diversità non è stata riconosciuta dai ricercatori e dai medici, tanto che la medicina è stata costruita su un modello unico e androcentrico.

 

Alla luce degli illuminanti contributi emersi facciamo nostro il motto inclusivo e strategico dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite “Che nessuno sia lasciato indietro”; una Sanità equa ed inclusiva sia nella prevenzione, sia nella ricerca che nell’accesso ai servizi sanitari e questo lo possiamo realizzare solo attraverso un importante investimento nella formazione non solo dei professionisti della Salute ma anche dei cittadini affinché nessuno più percepisca e non risenta, in partenza, di uno svantaggio legato alla appartenenza sessuale.

 

Maria Rosa Loria, Policlinico Tor Vergata, 3299023456, mariarosa.loria@ptvonline.it