ROMA – Istituti di ricerca pubblici e privati debbono lavorare insieme per organizzare la nuova fase nel mondo della Sanità

La resistenza antimicrobica (AMR) è una delle maggiori minacce alla salute globale, con stime che indicano una crescita esponenziale del fenomeno.
Se ne è parlato oggi, 27 giugno, alla Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, nel corso della prima tavola rotonda all’interno del Convegno “Antimicrobial Resistance (AMR), Real World Evidence, One Health”, promosso dall’Osservatorio Nazionale per i Diritti dei Malati con il Patrocinio dell’Osservatorio Sanità e Salute.
Siamo il primo paese come incidenza. Chiede Laura Berti, perché?
Risponde Matteo Bassetti, presidente della Società Italiana di Terapia Infettiva e Antibatterica, e chiarisce come il dato sia addirittura sottostimato negli ultimi venti anni. “E poi ogni mattina i malati li vediamo. I nostri dati non sono quelli statistici”.
Anche se sono stati fatti degli errori nei primi approcci terapici, proprio questa consapevolezza ci dice come questo problema debba essere riconsiderato.
La responsabilità va anche ascritta all’uso indiscriminato fatto negli ultimi venti anni in cui gli antibiotici sono stati prescritti con troppa prodigalità.
L’antibiotico è un farmaco che va utilizzato con intelligenza.
Marco Falcone docente di Malattie Infettive a Pisa mostra dati sull’uso indiscriminato degli antibiotici. Chiaro che siano stati fatti degli errori. Anche la classificazione proposta pone degli interrogativi per la loro classificazione. Nei fatti sono ristretti gli antibiotici che costano. C’è invece libera prescrizione per quelli che costano poco. Ecco quindi che salta l’appropriatezza. Ridurre l’uso di tutti gli antibiotici, quindi. Non solo quelli più cari.
Le infezioni debbono essere prevenute. Lavarsi le mani, cambiarsi il camice, adottare una miriade di piccole grandi attenzioni.
Antonia Ricci, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, pone l’attenzione sull’uso degli antibiotici sugli animali. L’uso eccessivo è un dato sicuro. Ma, come diceva Bassetti, la veterinaria ha fatto grandi passi in avanti per la limitazione arrivata a meno il cinquanta per cento in pochi anni.
Ma c’è anche il tema culturale relativo all’impatto sulla salute pubblica. In questo paese la ricerca elettronica ci permette di tracciare ogni uso di antibiotico in specifiche aree geografiche. Questo permette di fare valutazioni di rischio con maggiore attenzione.
Patrizio Armeni, docente della Bocconi, spiega perché non se ne producano di più di antibiotici. Il traino del privato consiste nel grande motore che consente di avere gli antibiotici. Ma la facilità di prescrizione di farmaci poco costosi rende la ricerca poco interessante presso le case farmaceutiche. Bisogna quindi spingere la ricerca e il mercato. Finanziare, da una parte, maggiormente la ricerca. Quindi mettere dei fondi da destinare specificamente. Sul ritorno delle imprese un sistema consiste nel garantire un ristoro certo per la messa in commercio di determinate produzioni. Si tratta della strategia push e pull. Ne parla anche Daniela Bianco, responsabile area Healthcare di Ambrosetti. C’è anche il problema del miglioramento della diagnostica e la strategia combinata di investimenti che spingono sia sulla ricerca che sulla diffusione. L’azione deve essere combinata su più ambiti. L’approccio dato dal G7 fa ben sperare sul buon andamento in questa direzione.

La Real World Evidence (RWE) sta guadagnando sempre più importanza nel campo della salute pubblica e della regolamentazione. La RWE va oltre la semplice raccolta di dati, fornendo informazioni preziose che collegano la pratica clinica reale alle decisioni informate. Il presidente della Fondazione RIDE2Med Gualberto Gussoni, pone l’attenzione sui dati del mondo reale, al di là dei dati di sperimentazione.
Il docente di farmacologia all’ Università degli Studi di Verona Gianluca Trifirò sostiene che si sono iniziati gli studi di “real word” da inizio anni Novanta. Dati ed expertise ce ne sono ma non c’è coordinamento tra le varie istituzioni e i centri di ricerca. La visione sulle potenzialità del nostro paese è ottimistica.
Giovanni Fiori, Coordinatore del Gruppo di Lavoro sulla Real World Evidence di SIMeF ETS, opera direttamente col metodo osservazionale. Pragmaticamente deve trovare sinergie col metodo sperimentale. Deve impostare anche l’uso secondario dei dati.
Antonella Levante, Senior Vice President & General Manager, Italia e Grecia di IQVIA, vede come scelta obbligata il trovare una strada per mettere a sistema la ricerca, tra sistema osservazionale e quello sperimentale. Fare cultura o semplice informazione al personale medico per pensare alla migliore strategia sui territori. Serve un intervento regolativo e normativo, in tal senso. Con le Reti Federate di Sorveglianza si traccia quel che si vede dal punto di vista critico.
Alla domanda sul pericolo di contraddizione tra dati sperimentali e osservazionali, posta dalla moderatrice Laura Berti, risponde Gussoni che non è possibile. L’approccio pragmatico deve affermarsi nei tre canali di approccio: sperimentale, osservazionale, tecnologico. Le tecnologie oggi raccolgono tutti i dati per valutare al meglio la reazione dei pazienti.
Trifirò ammette, quindi, l’importanza dell’implementazione della tecnologia informatica e dell’intelligenza artificiale. Ma è importante utilizzare approcci che tengano conto delle modalità sperimentali consolidate, quando si utilizza l’intelligenza artificiale. Va utilizzata sostanzialmente quando gli approccio tradizionali non funzionano.
Giovanni Fiori però pone l’attenzione sul ritardo del nostro paese nel sapersi servire di nuove tecnologie per cui c’è bisogno di regolamentare l’accesso ai nuovi data base.
Gussoni ricorda allora che c’è già una proposta di legge già consegnata ed è solo in attesa di essere approvata.

Il ‘talk’ di Stefano Vella, docente di metodologia della ricerca clinica dell’Università di Tor Vergata, parla dell’inevitabile immanenza della prossima pandemia.
La presenza di spillover è continua e anche se non determina necessariamente una pandemia, il salto di specie accade spesso.
C’è il Global Virom Project che studia i virus degli animali ma li stiamo scoprendo adesso perché nel passato ci siamo solo occupati dei virus umani. Adattamento dei virus e suscettibilità umana hanno principalmente determinato i flussi virali.
Stanno facendo la lista di tutti i virus più aggressivi e prolifici. Non c’è zona della Terra che sia risparmiata da questa proliferazione. La Sanità pubblica di ogni paese deve prepararsi e adeguarsi a nuove ondate virali.
Deforestazione e la pratica di viaggiare hanno stimolato la crescita delle infezioni virali.

Al fine di prepararci alle prossime pandemie bisogna spendere di più e meglio in ricerca. Più vaccini disponibili, più soluzioni terapeutiche. È l’intervento di Marco Cavaleri, responsabile per la strategia per le minacce sanitarie e i vaccini dell’EMA. Fare in modo che studi siano fatti in sinergia tra i vari paesi. C’è un problema anche di tempistica. Approvare studi clinici in diversi paesi attraverso quindici giorni. L’Europa deve tornare ad essere un riferimento per la ricerca critica.
Autorizzazione ai vaccini in tempi record, è l’altro obiettivo. I tempi più rapidi nell’utilizzazione del vaccino costituiscono buona parte della soluzione tempestiva. Collaborare con le istituzioni europee e gli organismi internazionali.

L’On. Luciano Ciocchetti, vice presidente della XII Commissione Permanente Affari Sociali della Camera dei Deputati e Promotore dell’Intergruppo Parlamentare One Health, illustra sul lavoro per ridurre l’uso degli antibiotici sugli animali e in ogni caso per ridurne la pratica per diminuirne la resistenza.
Importante il controllo igienico sulle condizioni con cui si gestiscono gli ospedali, troppo spesso sede di ricezione di infezioni. Fare le regole, dare gli indirizzi, semplificare il lavoro dei ricercatori, sono gli ambiti di lavoro della sede decisionale. Ma c’è anche il superamento dei limiti che si frappongono con un uso della privacy quando ostacola la ricerca.

Il senatore Fausto Orsomarso, promotore dell’intergruppo parlamentare per la prevenzione ed il controllo delle malattie infettive e delle malattie tropicali, ha evidenziato la centralità del problema del deficit di garanzie nella difesa al contagio batteriologico nella vita comune come nelle strutture sanitarie. Ed è proprio per questo che nell’aggiornamento delle strategie di investimento finanziario, come nell’affinamento delle strategie, questo problema deve essere considerato primario.