Si concluderà oggi il summit dei leader mondiali nell’ambito della Cop26 con una dichiarazione nella quale si impegnano a porre fine alla deforestazione entro il 2030 con un impegno da 19,2 miliardi di dollari.

A rilevarlo la stampa britannica anticipando, secondo quanto riferito da Downing Street, la dichiarazione di Boris Johnson in proposito, che ha riferito: “Questi grandi ecosistemi brulicanti, queste cattedrali della natura, sono i polmoni del nostro pianeta”. Tra i firmatari della ‘Dichiarazione di Glasgow sulle foreste’ ci saranno anche Jair Bolsonaro, Xi Jinping e Vladimir Putin.

Il premier giapponese Fumio Kishida ha lasciato il Giappone alla volta di Glasgow per partecipare alla conferenza annuale dell’Onu sul clima Cop26, che ha detto:”Intendo rendere nota l’intenzione del nostro Paese per il contribuito agli obiettivi al raggiungimento della neutralità carbonica nell’intero continente in Asia”.

“L’iniziativa della Cop26 è molto molto importante – ha detto il premier Mario Draghi – traccia il percorso che dovremo intraprendere tutti insieme per dare risposta al problema che non possiamo risolvere da soli. Un singolo Paese non può rispondere a questi problemi e questa forse è la più importante iniziativa collettiva diretta a questo fine. Prima si ignorava completamente il problema, ora c’è crescente consapevolezza sul clima. Quello che rende molto complicato il negoziato è che i Paesi hanno condizioni di partenza diverse tra loro. Sul piano degli obiettivi, delle ambizioni, non ci sono molte differenze. Sulla velocità con cui affrontare le sfide ancora ci sono divergenze. Che sia stato per la prima volta accettato da tutti che i gradi necessari siano un grado e mezzo e non due è molto importante. Questo impegna questi Paesi ad azioni coerenti di fronte all’opinione pubblica. Non so come evolverà qui il negoziato, ma l’impressione è che ci sia disponibilità a parlare e fare passi avanti. Con la ripresa delle attività economiche, le emissioni sono tornate già oltre i livelli pre-Covid. Da questo Cop26 mi aspetto che costruisca sui risultati del G20 e vada più in là. Ci sono comportamenti poco coerenti e questo indebolisce la posizione dei Paesi molto virtuosi. Non credo si ottenga molto sul clima indicando i Paesi colpevoli e i Paesi innocenti, perché i colpevoli sono moltissimi e gli innocenti sono pochissimi. Non è che facendo pressione su Paesi” come l’India “che si ottengono risultati: occorre la pressione dell’opinione pubblica e degli attivisti del clima che non smettiamo mai di ringraziare. E poi l’India al G20 ha molto aiutato” ad esempio sull’obiettivo di metà secolo: “con la diplomazia dello scontro non si arriva a niente: deve essere basata sulla vicinanza nel perseguimento di un obiettivo comune, non sullo scontro. Le difficoltà geopolitiche non aiutano, bisogna essere capaci di superarle. Ci sono comportamenti poco coerenti e questo indebolisce la posizione dei Paesi molto virtuosi”.