Piano segreto per fronteggiare l’emergenza. Parla il Dg del Ministero della Salute: “Non si voleva spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio”. Ma il lockdown sarebbe dovuto essere immediato su tutto il Paese e non graduale. Ecco svelato un altro mistero, la circolare ministeriale della Sanità del 5 gennaio ad oggetto: “Polmonite ad eziologia sconosciuta”. I tempi e le conoscenze statistiche per prevenire migliaia di contagi c’erano tutti

Di Giuseppe Cecchini

Laboratorio Virologia Spallanzani febbraio 2020 - Copyright Online_News per INCEUn’intervista di Andrea Urbani, direttore generale programmazione sanitaria del Ministero della Salute, sul Corsera svela il piano segreto del Governo Conte sulla pandemia da Coronavirus a Gennaio. Si aspettavano 600/800 mila morti. E fa mea culpa al posto dell’Esecutivo riconoscendo il fatto che si siano mossi troppo tardi. Il lockdown sarebbe dovuto essere immediato e non a macchia di leopardo nel nostro Paese. Un errore di valutazione gravissimo che avrebbe causato migliaia di morti in più. E comunque alla fine la decisione di chiudere tutto, da Bolzano a Palermo, è stata presa dopo la previsione. Una previsione inglese che avrebbe convinto il ministro Roberto Speranza. L’informazione di un virus misterioso era già arrivato sui banchi della Sanità. Infatti il 5 gennaio parte una circolare dal dicastero di Lungotevere Ripa ad oggetto: “Polmonite ad eziologia sconosciuta” verso Istituto Superiore Sanità e tutti gli ospedali delle malattie infettive dello Stivale. Grazie ad una università londinese, Imperial College, che ha pubblicato un documento statistico sulla pandemia Covid-19 proprio inizi di quest’anno anche ministro, membri task force e presidente del Consiglio si sono decisi a chiudere l’Italia.
«Non c’è stato nessun vuoto decisionale. Già dal 20 gennaio avevamo pronto un piano secretato e quel piano abbiamo seguito. La linea è stata non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio», spiega il Dg in un’intervista di Monica Guerzoni al Corriere della Sera, che in un’inchiesta ha ricostruito un mese di ritardi nella gestione dell’emergenza. Sulla chiusure Urbani riconosce che «con il senno di poi, sarebbe stato meglio un lockdown immediato. Ma allora c’erano solo i due cittadini cinesi e si è deciso di assumere scelte proporzionate. Attenzione, però. Come ha certificato l’Imperial College, se il governo non avesse adottato le zone rosse e le altre misure di contenimento l’Italia avrebbe avuto tra i 600 mila e gli 800 mila morti». Ed è questa tragica previsione che a gennaio, spiega la giornalista Guerzoni, ha convinto il ministro Roberto Speranza e il Comitato tecnico scientifico a non divulgare il documento, mettendo però in campo una task force contro il virus. Alla luce di quelle pagine si spiega anche la circolare che la Direzione generale della prevenzione sanitaria inviò il 5 gennaio a Regioni e ministeri: ‘Oggetto: polmonite da eziologia sconosciuta – Cinà. Il 30 gennaio, il governo italiano ferma i voli con la Cina. «All’inizio siamo stati sbeffeggiati – ricorda Urbani -. Poi ci sono venuti tutti dietro, anche Francia e Gran Bretagna».