montezemolo

Di fronte «una crisi economica senza precedenti» che ci ha colpito in pieno e che vede già in atto il passaggio alla crisi sociale, tutti sono chiamati a fare la loro parte: lo Stato ma anche la classe imprenditoriale che ora «deve dimostrare di essere all’altezza di una sfida immane», dimostrando «non solo di saper creare lavoro e ricchezza, come è suo dovere, ma anche di avere responsabilità nazionale facendosi carico dello sviluppo del capitale umano». Ed è su questa sfida che si incentra l’intervento di Luca Cordero di Montezemolo, pubblicato oggi sulle pagine del Corriere della Sera, nel quale lancia la proposta di un “Telethon dell’istruzione”, un grande progetto dell’istruzione a favore della crescita del capitale umano. «In questi ultimi mesi molti di noi imprenditori, chi a titolo personale, chi attraverso le aziende, ha contribuito a sostenere il servizio sanitario messo sotto pressione dalla pandemia» ma, avverte
Montezemolo, «i tanti notevoli esempi di filantropia individuale delle ultime settimane non basteranno più». Poi continua: «Voglio però qui parlare di cosa è richiesto alla classe dirigente imprenditoriale. Tocca anche a noi – afferma Montezemolo – dimostrare di essere all’altezza della sfida immane che abbiamo davanti. La mia proposta è semplice: mettiamoci insieme e investiamo massicciamente in un grande progetto a favore della crescita del capitale umano. Penso – spiega – ad un Telethon dell’istruzione, finanziato da imprenditori che contribuiscano anche a raccogliere ulteriori fondi con l’obbiettivo primario di combattere la povertà educativa e la dispersione scolastica con progetti concreti, ben gestiti e con una totale trasparenza della destinazione dei fondi».

«La povertà materiale segue sempre quella educativa», evidenzia Montezemolo. «L’Italia, patria della cultura, è diventata una delle nazioni più ignoranti del mondo sviluppato». «Non è accettabile. La crisi del Covid-19 ha dato vita ad una sperimentazione senza precedenti della didattica on line anticipando forse il futuro della scuola, a cui però eravamo drammaticamente impreparati. È certo che, superata l’emergenza, i giovani dovranno tornare anche nelle aule che rimarranno fondamentali per la scuola del futuro perché si impara attraverso la socialità e l’incontro con gli altri. Nel frattempo – prosegue – l’improvvisa irruzione del digitale ha escluso 1.2 milioni di ragazzi da un insegnamento continuativo. L’Italia è ventiquattresima in Europa come tasso di digitalizzazione. La banda larga è ancora colpevolmente assente in molte zone del sud. Circa un terzo delle famiglie italiane non ha un computer o un tablet. Il 24% delle famiglie non ha accesso a internet e i dati del mezzogiorno, come al solito, sono ancora peggiori». «Potrei citare molti altri dati per dimostrare – afferma Montezemolo – che un Telethon dell’istruzione deve nascere subito, non solo per contrastare la povertà educativa, ma anche per garantire agli studenti più meritevoli e privi di mezzi, attraverso borse di studio ad hoc, l’accesso a percorsi di alta formazione per creare la classe dirigente che dovrà guidare la nazione del domani. Impreparazione e incompetenza hanno già fatto disastri in Italia in periodi tutto sommato normali, oggi rischiano di affondarci in pochissimo tempo. Ma esiste anche un problema su cui riflettere cioè quei 2 milioni di giovani che oggi non studiano né lavorano che bisogna attivare attraverso il volontariato ma anche creando dei percorsi formativi tecnici che riacquistino la dignità e l’importanza di un recente passato formando periti di cui industria e artigianato hanno enorme bisogno»