Di WANDA CHERUBINI

VITERBO – Come è la situazione economica della Tuscia? In questo periodo difficile per tutti, non va di certo bene. I settori più colpiti sono quello alberghiero e della ristorazione con un crollo del fatturato e la cancellazione di tutte le prenotazioni per queste vacanze pasquali. A livello regionale, dopo la Lombardia, la più colpita è il Lazio con -2,7 miliardi di euro (-1.221.873 euro alloggio e -1.472.043 euro ristorazione) secondo i dati dell’Osservatorio sui bilanci delle SRL pubblicato dal Consiglio e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti. E la situazione si rispecchia anche nella Tuscia. Non va meglio nelle altre attività commerciali, con la chiusura di numerose di esse.  Ci sono, però, molte realtà locali che si stanno dando da fare, portando prodotti alimentari e farmaci a casa. Sul sito del Comune di Viterbo, ogni giorno, si allunga l’elenco dei commercianti che si prestano a questo servizio senza costi aggiuntivi.  “La nostra Provincia – afferma il presidente della Provincia di Viterbo, Pietro Nocchi – sta vivendo un periodo storico complicato. Ed è in questa realtà faticosa e impegnativa che, tutti i sindaci della provincia di Viterbo, ai quali mi rivolgo, stanno facendo il possibile e l’impossibile per dare risposte concrete ai cittadini e mettere in campo tutte le misure per garantire la sicurezza della propria Comunità”.
Secondo la Confesercenti, le misure varate dal governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus non sono sufficienti per le imprese del commercio e del turismo: il 67% degli imprenditori ritiene che i provvedimenti presi siano poco o per niente adeguati, mentre solo il 32% ritiene che siano efficaci. È quanto emerge da un sondaggio condotto da SWG per Confesercenti su un campione di piccoli e medi imprenditori tra il 19 ed il 23 marzo. A preoccupare le imprese è soprattutto l’impatto dello stop prolungato sulla propria attività e sull’economia in generale. Il 44% degli intervistati non esclude la possibilità di non riaprire più, mentre un ulteriore 34% ritiene di essere a rischio se la sospensione dell’attività dovesse durare ancora a lungo. Il 50% si dice spaventato soprattutto da una possibile recessione economica, una quota praticamente identica a chi è preoccupato maggiormente dall’emergenza sanitaria (49%). La sensazione di un pericolo potenziale per la propria impresa è dunque ampia: meno di 1 imprenditore su 5 dichiara di sentirsi sicuro delle sue prospettive. Dati che possono risentire della gravità della situazione attuale, ma che comunque segnalano con chiarezza la richiesta di una forte attenzione al settore. Tra le imprese, infatti, sembra prevalere l’opinione che vi sia una percezione di limitata comprensione della gravità delle condizioni economiche.
 “Il sondaggio conferma l’allarme che abbiamo lanciato ormai da tempo: così com’è, il decreto Cura Italia è insufficiente per le imprese. Si deve fare di più, molto di più. Ci sono migliaia di imprese che, senza sostegni adeguati, rischiano di non riaprire dopo lo stop”, commenta Patrizia De Luise, Presidente nazionale Confesercenti.
“È necessario potenziare l’impegno pubblico attraverso risorse aggiuntive e strumenti adeguati che consentano di mettere a disposizione di tutti i soggetti economici una liquidità in proporzione al fatturato – sostiene la CNA – È fondamentale la disponibilità del sistema bancario ad assicurare liquidità necessaria a coprire la distanza temporale tra i costi, che continuano a correre, e i ricavi, che potrebbero riprendere solo tra qualche mese”.
 “Ci sono famiglie che iniziano ad avere difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena e si salvano grazie alle tante iniziative di solidarietà che anche a Viterbo vanno alla grande – afferma Andrea De Simone, segretario della Confartigianato di Viterbo – Ma dalla crisi si esce con il lavoro non con i sussidi, e il lavoro deve ripartire pur con tutte le precauzioni sanitarie”.
Per il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri “bisogna fermare qualsiasi tentativo di speculazione suoi generi alimentari di prima necessità. E’ fondamentale, ad esempio, rendere pubblici anche gli elenchi dei caseifici che importano latte e cagliate dall’estero. Occorre evitare che i comportamenti scorretti di pochi, compromettano il lavoro della maggioranza degli operatori della filiera. Così come è fondamentale favorire il Made in Italy. In gioco c’è il futuro di un intero settore, ma soprattutto la salute dei cittadini”.
Per Vincenzo Peparello, presidente della Confesercenti di Viterbo, è fondamentale “il ruolo svolto dai negozi di vicinato, in quanto oltre a presidiare i territori e centri storici offrono servizi essenziali e sociali. Le botteghe ed attività di vicinato che vendono generi di prima necessità come prodotti alimentari, per l’igiene della casa e della cura della persona – dice Peparello – non vanno escluse dai provvedimenti del governo ai quali si aggiungono quelli della Regione Lazio in merito ai buoni spesa. Sono anni che lo diciamo -conclude Peparello – con le tante campagne a favore dei piccoli negozi di vicinato, ci si accorge solo ora del grande ed eccezionale lavoro che stanno facendo in tutti i comuni soprattutto quelli più piccoli in un momento dove le persone e famiglie non possono spostarsi per l’emergenza corona virus ma anche perché sempre più persone appartengono alle fasce più deboli. Non dobbiamo dimenticarci ora ma nemmeno dopo passata l’emergenza. Confesercenti lancia anche un appello a tutti gli enti locali della provincia di Viterbo: sospendere alcuni tributi per tutto il 2020 ed altri che possono essere rimandati o congelati. Chiediamo subito di intervenire sulle tante scadenze e pagamenti come IMU, TASI, Tari e COSAP, chiediamo anche uno stop alle tasse sulle insegne, occupazione del suolo pubblico, aree mercatali e anche un congelamento della tassa di soggiorno per l’anno 2019 e la non riproposizione della stessa per il 2020. Riteniamo fondamentali – conclude Peparello- tali interventi a sostegno delle imprese in un momento critico per le quali è venuto a mancare il lavoro e quindi introiti che costituivano liquidità per pagare anche imposte e tributi ma che oggi viene a mancare per affrontare le spese di gestione delle attività e il reddito familiare per i prossimi mesi”. Come per la Cna, anche per Peparello “occorre sostenere le imprese con un’iniezione rilevante di liquidità, per permettere loro di far fronte all’azzeramento dei ricavi e agli obblighi nei confronti di fornitori e dipendenti”.
 Un settore poi molto importante per la Tuscia è quello ceramico di Civita Castellana. Il senatore della Lega, Umberto Fusco, al riguardo ha detto: “Il governo non può dimenticare un comparto fondamentale come quello della ceramica viterbese, capace nello scorso anno di fatturare oltre 102 milioni di euro di esportazioni. Perché proprio le esportazioni sono il tasto dolente che riguarda questo settore, vera eccellenza italiana in grado di coniugare le più moderne tecnologie con la sapienza degli artigiani italiani. Ebbene, sono tantissime le aziende costrette al fermo produttivo e con le merci già destinate ai mercati australiano, latinoamericano o statunitense, ferme nei magazzini e senza possibilità di essere spedite ai compratori finali. Lo sa il governo che in queste condizioni le nostre aziende rischiano il colpo di grazia, impossibilitate, così paralizzate, di reggere il confronto con mercati come quello polacco, turco o bulgaro, le cui legislazioni più spregiudicate non fermano le esportazioni?
Lo sa il governo che, perso un mercato, diventa complicatissimo potervi poi rientrare, se non a patto di abbassare pesantemente i prezzi di vendita, votandosi ad una crisi ciclica e senza fine? Il governo raccolga questo grido di dolore e ascolti gli imprenditori, disposti anche a riaprire i loro stabilimenti con la metà del personale, garantendo così la sopravvivenza delle aziende e la sicurezza degli operai”.
Sul fronte degli aiuti amministrativi, per il segretario ed il presidente di Confartigianato, rispettivamente Andrea De Simone e Michael Del Moro, è positivo l’intervento del sindaco di Viterbo Giovanni Maria Arena, che ha dato mandato agli uffici di Palazzo dei Priori di procedere al pagamento delle fatture emesse da aziende fornitrici dell’amministrazione. “Un passaggio – spiegano – che dovrebbe essere dovuto per le istituzioni ma che non sempre si rivela tale. In questo caso invece arriva dal Comune di Viterbo un segnale forte di grande attenzione verso le pmi che, se avessero dovuto attendere tempi più lunghi per vedersi corrisposte le dovute spettanze, in questo momento di particolare difficoltà avrebbero rischiato di trovarsi alle prese con ulteriori problemi”.
Ma è dura la presa di posizione di De Simone a sostegno di un settore, quale quello delle pasticcerie,  messo in ginocchio a causa del provvedimento governativo: “Una discriminazione assurda, che mette ancora più in difficoltà le imprese artigiane già gravate dalla chiusura – afferma – In base, infatti, al Dpcm 11 marzo 2020 in materia di contenimento dell’emergenza Covid-19, le imprese artigiane di pasticceria, obbligate allo stop di produzione e vendita, non possono vendere i loro prodotti nemmeno attraverso la modalità di asporto che è consentita invece ad altre attività. Una follia vera e propria, una discriminazione verso le pasticcerie artigiane – continua – che adesso rischiano di veder andare in fumo anche la produzione dei prodotti pasquali, mentre ai negozi e alla grande distribuzione è invece permessa la commercializzazione di prodotti dolciari. Una disparità di trattamento inaccettabile, che penalizza imprese e cittadini, costretti anche a rinunciare a uova di cioccolato, colombe e specialità artigianali di qualità”.