Una amministrazione comunale trasformata in apparato clientelare in cui imprenditori privati hanno ottenuto favori e messo le mani su appalti milionari. A capo di questo sistema illecito c’era Giada Gervasi, sindaco di Sabaudia, centro del litorale pontino e storica meta della Roma bene, finita oggi agli arresti assieme ad altre 15 persone in una operazione dei carabinieri coordinata dalla procura di Latina. La Gervasi , sostituita nelle sue funzioni dal vicesindaco Sartori, si è dimessa esprimendo piena fiducia nella magistratura, nonostante avesse avuto la solidarietà della sua amministrazione.
La ricetta è quella classica della corruzione diffusa in cui un ruolo attivo hanno gli amministratori locali (assessori, dirigenti e consiglieri) pronti ad asservire la funzione per fare ottenere concessioni demaniali o pilotare gare. L’attività di indagine, condotta dal procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e dai sostituti Antonio Sgarrella e Valentina Giammaria, è iniziata nel novembre 2019 a seguito dell’incendio alla centrale termica dell’Ente Parco Nazionale del Circeo e alle minacce al Comandante della Stazione Carabinieri Forestali «Parco di Sabaudia». Sotto la lente di ingrandimento degli investigatori anche la Coppa del Mondo di canottaggio, che si sarebbe dovuta svolgere a Sabaudia nel 2020: la cricca si sarebbe mossa per fare ottenere a ditte compiacenti la realizzazione del campo di gara e l’affidamento del servizio di manutenzione degli impianti di illuminazione pubblica, per un giro di affari di circa 1 milioni di euro. Un modus operandi, però, pieno di falle e disorganizzazione che, di fatto, ha portato a fare naufragare l’organizzazione dell’evento. Gli indagati, consapevoli di ciò, arrivano a ringraziare, in alcune agghiaccianti intercettazioni presenti negli atti, l’arrivo del coronavirus che ha «coperto» la loro «incapacità gestionale». I militari dell’Arma nel corso delle investigazioni hanno accertato e ricostruito undici episodi di turbativa d’asta, la formazione di innumerevoli atti falsi, nonché condotte corruttive (in un caso l’oggetto di scambio era una maglia autografata del calciatore Dybala) che sarebbero state poste in essere dal sindaco e da amministratori. Tutte le quarantacinque attività balneari presenti sul lido avrebbero goduto, nel tempo, di favoritismi e privilegi: alcuni dipendenti pubblici sarebbero, in concreto, i titolari di alcuni strutture balneari e chioschi. A tirare le fila era sempre Gervasi, posta oggi ai domiciliari e descritta dal gip come una «abile dissimulatrice dei fatti e spregiudicata nel portare a termine i reati per fini politici». Nel provvedimento di oltre 500 pagine il giudice scrive che fu proprio la sindaca di Sabaudia a «richiedere al prefetto di Latina la convocazione del comitato provinciale per l’ordine la sicurezza pubblica all’indomani dell’attentato nella sede del Parco Nazionale del Circeo, salvo poi approfittare di tale situazione per influenzare i controlli nei confronti dei titolari delle attività balneari riconducibili ai propri avversari politici». Inoltre «gli indagati hanno cercato finanche di deviare le indagini. In particolare è emerso nel corso dell’indagine il tentativo della sindaca Gervasi di accreditarsi quale ‘confidentè dei carabinieri di Sabaudia al fine di depistare eventuali indagini o responsabilità a suo carico ed indirizzarle falsamente nei confronti di alcuni capi settori e di un assessore tanto da dichiarare falsamente di aver chiesto a quest’ultimo le dimissioni». Per il gip le «false confidenze effettuate dalla Gervasi sono state smentite dalle intercettazioni telefoniche, nel corso delle quali è emerso che all’assessore ai lavori pubblici non vennero chieste le dimissioni bensì fu una sua scelta – si legge -. Il comportamento della Gervasi appariva funzionale a precostituirsi un alibi qualora vi fossero state indagini nonché un probabile tentativo di depistaggio»