Usciamo dalla retorica, superiamo lo choc che ci è piovuto tra capo e collo mentre eravamo impegnati in un già complicato ferragosto.  E ragioniamo. Con tutto il rispetto per il dolore e la sofferenza, per l’umanità violata, non  riempiamoci la testa con la rabbia e della frustrazione della fuga vigliacca dall’Afghanistan, con la realpolitick di Biden e la inconsistenza dell’Europa. Bisogna guardare oltre e vedere se si può fare qualcosa. Le immagini che arrivano da Kabul sono terribili, e tutti facciamo finta di essere sorpresi, di cadere dalle nuvole, stupiti che nel terzo millennio esistano ancora guerre, violenze, contrapposizioni tra un mondo che sembra appartenere ancora al medioevo  un mondo fatto di progresso, di tecnologie, di ricchezza e di buone intenzioni. Il paradosso è che ha vinto il primo, e che il secondo fugge con la coda tra le gambe. E’una tragedia per un popolo che stava scoprendo un nuovo modo di vivere, è una tragedia per la affermazione di un movimento che pratica l’estremismo ideologico islamico nella sua accezione peggiore. Quanto è accaduto ha dell’incredibile, l’occidente tutto insieme ha scatenato una guerra nel 2001 per mandare a casa i talebani , e dopo vent’anni la situazione è perfino peggiore, a casa ci va l’occidente, con tutta la sua inutile potenza.  I talebani hanno preso dall’occidente tutta la tecnologia necessaria,l’hanno usata per conquistare il potere in Afghanistan, infiggendo all’avversario una sconfitta politica, culturale, militare, su tutti i fronti che dovrà pure far riflettere. Giusto preoccuparsi di chi è rimasto nell’inferno di Kabul, delle donne riportare in poche ore ad un passo indietro di secoli, ma ancora più necessario riflettere sul perché tutto questo è accaduto. L’occidente come realtà politica egemone è una utopia, non esiste, non c’è una guida mondiale, non c’è più l’America poliziotto del mondo, non conta più nessuno. E contano gli interessi, i  macro-interessi, quelli che della solidarietà se ne infischiano, che determinano le nostre vite, il nostro futuro.  L’Italia non conta nulla., l’Europa non conta nulla, la Cina è potenza egemone e la Russia ha imparato a comportarsi come uno spregiudicato capitalista. Imbarazzante Biden, imbarazzanti i talebani, che sanno usare i media, che si pavoneggiano davanti ai microfoni e alle telecamere degli inviati dei network occidentali, una metamorfosi stupefacente.

E adesso che si fa? In pochissime ore, l’Occidente non ha soltanto perso l’Afghanistan, che non aveva mai posseduto, ma ha buttato al vento anni, decenni, secoli di standing morale, di difensore dei diritti dei deboli, dei diritti umani, dei diritti delle donne, di promotore della democrazia. Il tradimento che l’Occidente ha perpetrato ieri ai danni dei cittadini afghani, che sono coloro che pagheranno il prezzo delle scelte politiche nostre, incrina, anche l’ultimo baluardo etico di cui si è vantato Occidente: quello di essere paladini della giustizia internazionale e protettore degli oppressi del mondo. Ma forse i leaders dell’occidente civilizzato a tutto questo non hanno mai creduto sul serio.

A margine di tutto questo una riflessione. L’Occidente ha perso la faccia, maIl vero vincente di questo nostro disastro, è la Cina che ha vinto la sua partita più facile, senza far nulla, come sempre. Una strategia saggia basata su due pilastri: 1) nessun intervento militare all’estero, e 2) cooperazione economica per lo sviluppo. In altre parole, la Cina predilige l’approccio della Via della Seta a quello della via dei carri armati. Un approccio che predilige lo sviluppo delle infrastrutture, dei trasporti, degli investimenti a quello della guerra. La Cina non cade nella trappola dell’intervento militare, ma stipula accordi commerciali con il nuovo governo Afghano, aggiungendo cosi un altro punto di transito verso l’Oceano indiano ed i porti del Pakistan, sfruttando anche la presenza Pashtun sui due lati del confine tra Afghanistan e Pakistan. Pakistan che era già economicamente saldamente integrato con la Cina. L’India è già lontana e troppo impegnata con gravi problemi interni per avere grande voce in capitolo.

Ma con questa debacle senza attenuanti, l’Occidente è riuscito a giocarsi la fiducia di tutti quei paesi asiatici che, fino ad ieri, vedevano in noi un alleato su cui poter contare in eventuali diatribe con la Cina.  Corea e Giappone si interrogheranno su da che parte stare, se mai dovessero scegliere.