Ha preso il nome dalla lettera dell’alfabeto greco “Omicron” ed è stata aggiunta venerdì 26 novembre dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) direttamente all’elenco delle “varianti di preoccupazione” (Voc) esistenti, insieme ad Alfa, Beta, Gamma e Delta.I primi casi sequenziati sono stati segnalati separatamente a partire dal 24 novembre da laboratori di Botswana, Hong Kong e Sudafrica. Ieri ci sono stati 2.828 nuovi casi, un aumento del 258% rispetto alla settimana precedente.
Si stima che circa il 90% siano dovuti alla nuova variante che ha 32 mutazioni nella proteina spike. In via precauzione, quindi, il ministero raccomanda di rafforzare e monitorare le attività di tracciamento e sequenziamento in caso di viaggiatori provenienti da Paesi o in caso di focolai caratterizzati da rapido ed anomalo incremento di casi e applicare tempestivamente e scrupolosamente le misure già previste previste per la quarantena e l’isolamento già previste per la variante Delta. Lo si legge nella circolare firmata dal direttore alla prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza alle Regioni sulla variante Omicron, in cui aggiunge: “Si teme che l’elevato numero di mutazioni della proteina spike possa portare a un cambiamento significativo delle proprietà antigeniche del virus, ma finora non sono state effettuate caratterizzazioni virologiche e non ci sono prove di modificazioni nella trasmissibilità, nella gravità dell’infezione, o nella potenziale evasione della risposta immunitaria”.